L’isola che c’è

La Biblioteca di San Polo

Prologo – Di ondate e posticipi

Dall’ultima volta che sono stata nella Biblioteca di San Polo sono passati più di dieci anni, un tempo che sembra infinito se contato in termini di esperienze (inclusa una pandemia). Quando finalmente mi decido a tornarci è fine gennaio 2021: le mascherine e gel igienizzanti fanno ormai parte della normalità, sono stati già somministrati i primi vaccini ai sanitari, ma la maggior parte della popolazione dovrà ancora aspettare.

Scesa dalla metro alla fermata San Polo Parco, devio immediatamente dal mio percorso solito: invece della stradina sulla sinistra che costeggia i campi, tiro dritto lungo la pista ciclabile accanto al muro degli asili e sbuco in uno dei tre parchi del quartiere. Anni fa è stato intitolato il Parco dell’Amicizia fra i Popoli, con tanto di stele, ma nessuno sembra essere stato informato del cambio di nome ed è rimasto semplicemente il parco di via Raffaello.

Giro a destra e prendo la salitina che passa dietro a un cubo di cemento e lamiera adibito a bar. La vista si apre sul piazzale delle scuole e della palestra: edifici squadrati e tozzi, dipinti di improbabili colori pastello macchiati dalle intemperie e dallo smog. Per fortuna ci sono un po’ di piante a rallegrare la scena e alcuni murales sulla palestra. Da quando ho finito le medie mi capita raramente di venire qui, se non per votare, e ogni volta ho la curiosa sensazione che tutto sia un poco più piccolo di quanto ricordassi.

La pista ciclabile scende verso la strada, a sinistra una schiera di villette, a destra una fila di alberi e gli orrendi gradoni del piazzale davanti alla palestra. Nonostante il cemento rotto e la ringhiera arancione arrugginita da sempre, nella mia mente di preadolescente erano il luogo perfetto per trovarsi con gli amici. Adesso sono vuoti, salvo per un paio di bambini che scorrazzano sulle biciclette a rotelle e un genitore che ha l’arduo compito di riportarli a casa prima che faccia buio.

Davanti a me comincio a intravedere un altro parco, quello di via Tiziano (o Parco de André, se volete dare retta alla stele), e le prime finestre illuminate delle case a spina. Non sono sicura sia il loro nome ufficiale, di fatto sono condomini squadrati, perpendicolari alle villette a schiera, in cui appartamenti a uno o due piani sono stati impilati e incastrati con una logica del tutto imperscrutabile. Un alveare di cemento, in cui non deve essere stato facile chiudersi durante il lockdown.

Ma spostando lo sguardo a destra il cemento lascia lo spazio alla pietra, il terreno si abbassa e lì compare la cascina Riscatto, felicemente “storta” nelle rigide linee geometriche del quartiere. È quella la mia meta. Man mano che mi avvicino comincio a vedere le vetrate del piano superiore della biblioteca, incendiate dagli ultimi raggi del sole, mentre nel prato davanti all’entrata noto un solido gazebo di ferro battuto e un campo da bocce, segni inequivocabili che il centro anziani (gestito dallAssociazione Amici della Cascina Riscatto) ha avuto un certo successo negli anni.

Finalmente entro nel cortile della cascina. Sulla destra i tavolini del centro sono vuoti, forse in attesa di momenti migliori. Sulla sinistra, le finestre della biblioteca sono illuminate di giallo, gli orari sono scritti a grandi lettere sul muro. Già questo è un piccolo shock: nei miei ricordi era un ambiente buio, anonimo e poco accogliente. Trovo la porta sotto il bel portico in mattoni e pietra, metto il gel igienizzante, entro e c’è un’altra sorpresa: il bancone è basso e molto grande, di legno chiaro. Mi assale un dubbio: ma qui non c’era una scrivania alta e grigia? Non era molto ampia, la parte davanti sembrava di plastica. Me la sono immaginata?

L’interno della Biblioteca

Noto lo sguardo interrogativo della bibliotecaria da dietro il plexiglas. Le dico che ho prenotato il mio turno per guardare gli scaffali e comincio la mia esplorazione. Tempo un quarto d’ora e faccio la conoscenza di Luigi e Roberta, i bibliotecari, che mi offrono un mini-tour guidato della biblioteca. Ci promettiamo di rivederci più avanti in orario di chiusura per parlare con calma della loro storia.

Un paio di settimane dopo Brescia entra in zona arancione “rafforzata”. La terza ondata non è stata ancora ufficialmente dichiarata, ma si capisce che qui la situazione è grave. Anche se le biblioteche rimangono aperte, decidiamo che è meglio parlarci in videochiamata ed è un vero peccato non essere con loro nelle sale che mi hanno mostrato con tanto orgoglio.

L’articolo comincia subito a prendere forma, ma, ce lo siamo già detti, nel 2021 il tempo è passato a doppia velocità: i giorni scivolano via veloci, i progetti di accavallano. Quando finalmente arriva il momento di far conoscere la storia della Biblioteca di San Polo mi rendo conto che dalla nostra chiacchierata è passato già un anno ma, per tutto quello che è successo, è come se fosse trascorso un secolo. Di nuovo il tempo misurato in esperienze si dilata. Contatto di nuovo Luigi e Roberta e in effetti anche per loro sono stati mesi di intensa attività e progettazione, anche perché Bergamo e Brescia Capitale italiana della cultura è ormai una realtà.

Colpi di fulmine e banchi di nebbia

Torniamo un attimo indietro però. Luigi ha 59 anni e ha lavorato per tanti anni alla biblioteca Queriniana, in centro a Brescia. Intorno al 2007 sente il bisogno di cambiare e, cercando fra i posti disponibili, viene indirizzato verso San Polo, dove c’è una biblioteca molto piccola, inaugurata nel 1998. «Non era un posto molto ambito e a dire la verità conoscevo pochissimo la zona». Ma Luigi si incuriosisce e decide di andare almeno a vederla. Accompagnato dai figli, prende la bicicletta, entra in quartiere, ma si rende conto che non sa esattamente dove sia la biblioteca.

E non è una cosa da poco perché sotto il nome “San Polo” rientra un’area abbastanza grande, tagliata a metà dal traffico intenso di via San Polo, e variegata al punto che nel 2014 è stato divisa ufficialmente in quattro zone più piccole, San Polo Case (ex San Polo vecchio), Cimabue, Parco e Sanpolino, prendendo atto di una frammentazione già ben presente nella mente dei suoi abitanti. Agli occhi di un estraneo, poi, il quartiere è un dedalo di strade e stradine tutte uguali, in cui i percorsi pedonali (o ciclabili) non corrispondono mai del tutto a quelli automobilistici. Ancora oggi, nonostante tutti i telefoni abbiano un navigatore GPS, capita di incontrare l’occasionale visitatore disperso.

Luigi allora chiede ai passanti che gli rispondono un po’ stupiti: «Ma come? Abbiamo una biblioteca a San Polo?». Ottimo segno. Nonostante tutto continua a cercare e finalmente approda alla cascina Riscatto: «E lì… è stato amore a prima vista!». Comprensibile, la cascina è un vero gioiellino, testimone del passato rurale della zona, lontana dal traffico, è un angolo ideale in per leggere o studiare.

La cascina Riscatto

Ciò non toglie che ci sia del lavoro da fare. Quando Luigi entra nella biblioteca si accorge con sgomento che la sezione bambini e ragazzi è relegata in una stanzina minuscola, pochissimi libri in un ambiente triste e angusto. Non va bene, i giovani sono già molto difficili da attirare, così è impossibile. Chissà poi quanti lettori ci sono in questo quartiere…

Ah, il tasto dolente. Quando si nasce in un’area problematica diventa onestamente difficile dire con chiarezza quali siano i problemi. Il disagio è come una nebbia: non puoi separare le singole goccioline d’acqua, sai solo che dovunque ti giri vedrai un muro grigio. E uno può provare a evocare parole come droga o disoccupazione, ma non sembrano bastare del tutto.

Anche la geografia esatta del malessere è fumosa. San Polo Parco, dove si trova la biblioteca, se la passa particolarmente male: inquinamento, amianto, negozi e bar chiusi, ASL chiusa, scuole in cui nessun genitore vuole mandare i propri figli. Rimane l’oratorio, sempre che lo si voglia frequentare, e una fermata della metropolitana persa nel verde, molto bella di giorno, un po’ meno quando fa buio. Ma anche gli altri San Polo hanno le loro criticità, concentrate in luoghi-simbolo o diffuse sul territorio.

A questo proposito Roberta si inserisce nella conversazione e usa una parola che mi rimane impressa: marginale. Ecco, in un luogo come questo si ha la sensazione di non contare niente, che le opportunità siano altrove e per altre persone, ma sicuramente non per te. Immersi nella nebbia diventa impossibile distinguere fra gli ostacoli reali e quelli immaginari.

Crescere insieme

È con un po’ di sorpresa quindi che Luigi scopre a San Polo una comunità di grandi lettori, curiosi e vivaci. Nel 2008 si crea un gruppo di lettura, rivolto principalmente ad adulti. Si incontrano in biblioteca di sera, il primo mercoledì di ogni mese, tranne in luglio e in agosto. È una compagine variegata, che riunisce tanti insegnanti ma anche professionisti di altri settori. «Una mia collega ha paragonato i gruppi di lettura a un autobus», mi dice Luigi, «C’è chi sale e rimane lì a fare più volte il giro della città, c’è chi scende e non lo si vede più, c’è chi ritorna quando ne sente la mancanza».

Nel frattempo, la rete bibliotecaria si espande e la tecnologia fa il suo progresso. Nel 2016 il Sistema Bibliotecario Urbano entra a far parte della Rete Bibliotecaria Bresciana e Cremonese. Il prestito interbibliotecario diventa più agevole, anche grazie alle prenotazioni attraverso il catalogo online, e gli utenti hanno a loro disposizione un patrimonio di milioni di libri, oltre a DVD, CD e periodici.

Nonostante tutto, il cruccio di Luigi rimane la sezione bambini e ragazzi, che non può rimanere relegata in quella stanzetta per sempre. Certo, creare un nuovo spazio è un lavoro impegnativo: a parte reperire i fondi, la cascina è un edificio vecchio, in cui è complesso fare lavori di muratura. Ma una possibilità ci sarebbe: c’è un’altra porta sotto il portico all’ingresso, quella della vecchia cappella della cascina. Ormai in disuso da anni, avrebbe bisogno di qualche ritocco, ma è un ambiente ampio, abbastanza luminoso, sarebbe ideale. Anche i bibliotecari, però, hanno bisogno di una mano…

Roberta ha 34 anni ed è della provincia di Bergamo, ma lavorava già da qualche tempo in una biblioteca della provincia di Brescia, quando viene annunciato un concorso, di quelli che non si vedevano da un po’ e che è meglio non lasciarsi sfuggire. È così che nell’agosto 2019 Roberta arriva alla biblioteca di San Polo e i suoi primissimi mesi di lavoro sono completamente impegnati nella realizzazione della nuova sezione per ragazzi.

«L’abbiamo inaugurata il 12 ottobre 2019, un giorno non casuale, è la data della scoperta dell’America. Per noi era l’occasione per far scoprire a San Polo che finalmente c’era una sezione ragazzi degna di questo nome».

E dal risultato traspare tutta la cura e l’impegno di Luigi e Roberta. Appena entrata riconosco a stento la vecchia cappella della cascina in quello stanzone verniciato di fresco. Subito davanti alla porta c’è la postazione del prestito e tanto spazio libero: prima del Covid Roberta e Luigi organizzavano qui gli incontri con le scuole e le volontarie di Nati per leggere tenevano le letture con le famiglie di sabato mattina. Noto l’attenzione con cui sono stati organizzati gli scaffali, tenendo presente le fasce d’età: da una parte la zona per i bambini più piccoli, più colorata e vivace, con i tavoli bassi e un angolo morbido, dall’altra gli scaffali della letteratura per gli adolescenti, fra cui riconosco alcune delle saghe più popolari degli ultimi anni.

La sezione Bambini e Ragazzi

Subito nasce la domanda: ma come si fa a scegliere i libri per ragazzi? 

Già, i giovani lettori sono abbastanza ostici, innanzitutto perché a seconda dell’età approcciano i libri in modo diverso. I bambini li scoprono maneggiandoli, a volte anche con irruenza, quindi, oltre il contenuto, è necessario valutare bene anche la qualità della stampa e della confezione di ogni titolo. «Per questo noi preferiamo non comprarli solo su internet e infatti abbiamo la possibilità di impiegare parte del nostro budget per gli acquisti in una libreria per ragazzi della città», mi spiega Roberta. «Solo toccando e vedendo un libro dal vivo puoi renderti conto di che tipo di oggetto sia, perché i bambini lo vivono prima di tutto come un oggetto».

Una volta arrivati alle medie, però, i ragazzi smettono di leggere o, peggio, vivono la lettura come un’imposizione scolastica. Eppure, proprio i giovani, anzi le giovani, costituiscono un pubblico di lettrici forti con gusti molto precisi, non sempre compresi dagli adulti.

«Certo, la scelta è complessa per gli adolescenti, anche perché non sempre i libri per ragazzi sono letteratura di qualità», ammette Roberta, «ma l’importante è promuovere la lettura e lavorare, anche con l’aiuto della scuola, per catturare la loro attenzione».

Su questo è d’accordo anche Luigi: «Non si sa mai quali interessi possano nascere anche dal libro di uno youtuber e i percorsi di lettura sono davvero imprevedibili. Però questo è anche parte del nostro lavoro specialmente in una biblioteca di pubblica lettura: andare incontro alle richieste degli utenti, senza giudicare o fare distinzione fra letteratura di serie A e serie B».

«Ad ogni lettore il suo libro e ad ogni libro il suo lettore», dicono all’unisono. «Non vale solo per i ragazzi, chiaramente, in tutte le fasce d’età ci sono lettori molto diversi tra di loro il che vuol dire che per scegliere bisogna fare uno sforzo e immaginare cosa potrebbe piacere. L’importante è promuovere la cultura attraverso il libro, a tutti i livelli».

«E perché non farlo in una grande biblioteca centrale, dove sta il valore aggiunto di una piccola biblioteca di quartiere?», chiedo.

«Il valore aggiunto sta nel conoscere i lettori, nel rapporto che si crea», risponde Roberta. «Dopo poco più di anno conoscevo i nomi di quasi tutti gli utenti e già solo il venire riconosciuti a loro fa piacere. Diventa più facile anche consigliare, capire i loro gusti. In una biblioteca più grande questo un po’ manca, a volte ti limiti solo a segnare il prestito».

Aggiunge Luigi: «E poi molti utenti cercano un confronto con noi, su tematiche che propongono loro stessi. Nel quartiere questo è di fatto l’unico di quegli “altri luoghi di cultura” che i vari DPCM hanno accostato alle scuole, musei e teatri. Oltre a noi al massimo c’è l’oratorio e poi…». E poi c’è la nebbia. «In questo contesto la nostra funzione è di creare relazioni attraverso un oggetto che è il libro ed è nostro compito aprirci alla comunità e far diventare la biblioteca un luogo per la comunità».

Capitolo Covid

Tutto molto bello, fino al 9 marzo 2020. Luigi e Roberta non usano mezzi termini: l’impatto della pandemia sulla biblioteca è stato devastante.

Roberta ricorda che al momento della riapertura a maggio 2020 aveva avuto addirittura paura: mascherine e disinfettanti erano ancora beni preziosi e il contatto con il pubblico era diventato fonte di ansia, al minimo colpo di tosse ci si spaventava. I libri stessi erano diventati un possibile veicolo di contagio: si potevano maneggiare solo con i guanti e fino a qualche mese fa ogni volume restituito doveva essere messo “in quarantena”, il che rallentava i prestiti. I pochi lettori visitavano la biblioteca domandavano tutti la stessa cosa: «Sono sicuri i libri? Sono sanificati?», il che richiedeva da parte dei bibliotecari una faticosa opera di convinzione. «Alcuni ci dicevano di leggerli con i guanti, altri usavano l’alcol per disinfettarli».

Anche curiosare fra gli scaffali era diventato un po’ più impegnativo: i protocolli richiedevano che ogni lettore prenotasse uno slot di 15 minuti. Una precauzione necessaria che eppure toglieva tutta la spontaneità, la libertà, diciamo pure la magia di una visita in biblioteca. «Gestire le relazioni con gli utenti era diventato praticamente impossibile», ammette Luigi. «Abbiamo dovuto rinunciare al confronto. Potevamo vedere solo gli occhi sopra le mascherine e si intuiva il loro smarrimento perché non potevano fermarsi».

«Anche l’aggiunta del plexiglas è stato un ulteriore elemento di distanziamento», fa notare Roberta. «È abbastanza comune in un qualsiasi ufficio pubblico, ma non nelle biblioteche. Adesso si è creata una barriera sia fisica ed emotiva che prima non c’era».

«Detto semplicemente, abbiamo perso degli utenti. Chi ha potuto si è organizzato in altro modo, magari usando gli ebook, che comunque sono disponibili gratuitamente sulla piattaforma MLOL a cui hanno accesso tutti gli utenti della Rete. Per certi versi anche questa è stata una grande scoperta e un importantissimo strumento, però di fatto ha interrotto i contatti».

Subito dopo il lockdown sembrava molto difficile riprendere e non solo a causa dell’incertezza generale. Il rapporto con i giovani era stato completamente sacrificato: i ragazzi dalle medie in su erano sostanzialmente spariti, anche quelli che si fermavano per fare i compiti o stare con gli amici o usare le postazioni PC. Anche riprendere i contatti con gli insegnanti è stato faticoso, gli incontri di promozione alla lettura con le scuole si sono svolti a distanza per mesi ed era più difficile catturare l’attenzione dei ragazzi, per non parlare di far conoscere loro l’ambiente e i servizi o proporre qualche libro.

È lo stesso scoglio che ha incontrato il gruppo di lettura: dopo dodici anni di attività, gli incontri si sono fermati proprio perché molti dei membri, che lavoravano in smartworking, non ne potevano più di stare davanti a uno schermo. Avrebbero potuto andare a caccia di altri lettori, ma tutto sommato non sembrava giusto.

Almeno in un frangente le videochiamate hanno permesso di mantenere una delle attività della biblioteca: le letture con i bambini e i loro genitori. Dopo lo stop imposto dalla pandemia erano riprese nell’estate 2020 sotto il portico della biblioteca, che permette di stare distanziati. Con l’arrivo dell’inverno, però, questa soluzione non era più praticabile e allora sono ricorsi a delle videoletture, una volta al mese. «L’ultima volta c’erano dieci, dodici bambini con i loro genitori e fratelli, alla fine quando stavo per chiudere mi hanno chiesto: “Ci leggi ancora una storia?”».

Nel 2021 per fortuna la situazione è progressivamente migliorata. Man mano che la campagna vaccinale procedeva, le iniziative della biblioteca ritornavano lentamente alla normalità e, soprattutto, in presenza: riprendevano le attività con le scuole dell’infanzia, il gruppo di lettura ricominciava a incontrarsi il primo mercoledì del mese.

Certo, anche se la biblioteca non ha più richiuso, ha dovuto comunque subire il susseguirsi delle varie ondate. In autunno, per esempio, per continuare gli incontri di Nati per leggere al chiuso è stato necessario imporsi un limite di 9 partecipanti: considerato che è un’attività rivolta a bambini e genitori, voleva dire di fatto coinvolgere 4 o 5 famiglie. Le attività con le scuole poi sono sempre condizionate dalle quarantene delle classi, che sono impossibili da prevedere e rendono molto difficile organizzare degli eventi con continuità.

Comunque, Roberta e Luigi mi dicono con soddisfazione che adesso la biblioteca funziona a pieno regime o quasi: «Non c’è più la quarantena per i libri restituiti, non serve più prenotarsi per accedere agli scaffali, sono tornate le famiglie con i bambini e perfino i ragazzi a studiare!». Anche basandosi sull’esperienza dell’anno scorso, secondo Luigi la prospettiva più realistica, è che verso marzo ci sia una nuova ripresa e che magari si possa addirittura tornare nelle scuole.

La sala studio

L’importanza di una rete

A proposito di scuola, esaurite le novità dell’ultimo anno, Roberta e Luigi mi comunicano una notizia freschissima, per la quale però serve un poco di contesto.

Nel 2015, grazie al progetto “Scuola di manutenzione civica”, era stata creataParco dei Libri, una biblioteca scolastica, ospitata nel complesso delle elementari e medie di via Verrocchio, che si apre fin da subito a tutto il quartiere, offrendo un servizio ai residenti diSan Polo Cimabue e Sanpolino, zone altrimenti lontane dalla cascina sede della biblioteca. Parco dei Libri, nato come una sorta di “sezione distaccata” della Biblioteca di San Polo era però rimasto escluso da quel sistema capillare e interconnesso di biblioteche che si stava formando in tutta la città e provincia.

E invece, dal 10 gennaio 2022, Parco dei Libri è entrato a far parte della Rete Bibliotecaria Bresciana e Cremonese come un vero punto prestiti: il loro patrimonio è così a disposizione di tutti e, viceversa, gli utenti potranno avere accesso a milioni di libri, DVD, CD e altro materiale delle biblioteche dello stesso sistema.

Tutto questo non sarebbe stato possibile se non fosse stato per un gruppo di volontari che negli anni hanno gestito il servizio di prestiti, garantendo l’apertura della biblioteca per 18 ore a settimana. «Noi siamo i loro referenti tecnici», spiega Luigi, «ci abbiamo messo le nostre competenze, ma loro ci hanno messo il loro tempo e il loro impegno, formandosi anche in procedure abbastanza complesse. L’espressione “cittadinanza attiva” a volte è abusata, ma questo ne è davvero un esempio concreto».

Due città, una Capitale

Quandoavevo incontrato per la prima volta Luigi e Roberta a gennaio 2021, la nomina di Bergamo e Brescia a Capitale italiana della cultura 2023 era già stata annunciata. Si trattava per molti motivi di una situazione atipica: innanzitutto non c’era stata una candidatura, anzi, era proprio un riconoscimento “dall’alto” per un territorio che la pandemia ha colpito molto duramente. E poi per la prima volta venivano coinvolte due città (peraltro storicamente rivali), che in una fortuita coincidenza sono proprio quelle di Luigi e Roberta. «Ma era impossibile scegliere l’una o l’altra, questa è una bella occasione di rinascita che deve trainare entrambe», mi aveva detto Luigi commentando la nomina. «A quanto ne sappiamo l’idea è quella di decentrare gli eventi e spalmarli su tutta la città ed è molto importante per una rete bibliotecaria capillare come la nostra».

A un anno di distanza, ora che il dossier è stato presentato in entrambe le città, l’impressione iniziale sembra essere confermata. Roberta e Luigi nel frattempo si stanno formando per arrivare pronti al 2023: «Il tema che ci riguarda più da vicino è quella della cultura, nel nostro caso particolare la lettura, come cura. Questo è l’anno in cui si progetta».

Anche a San Polo, quindi, fervono i preparativi e chissà che non possa aiutare a uscire dalla nebbia…


Testo di Giulia Guarienti, si ringrazia la Biblioteca di San Polo per le fotografie

Commenti (4)


La lettrice malmostosa
La lettrice malmostosa
10 Febbraio 2022

Il mio luogo del cuore ❤️

Enrico Damiani Editore e Associati
Enrico Damiani Editore e Associati
17 Febbraio 2022

😍

Anna

Chi ha lavorato a questo progetto e chi cerca di farlo conoscere meritano applausi, perché’ la cultura arricchisce, favorisce i rapporti tra lettori e permette di sperare nel futuro.

Enrico Damiani Editore e Associati
Enrico Damiani Editore e Associati
10 Febbraio 2022

Grazie!

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