Un museo inaspettato
Un museo inaspettato

I murales di True Quality

Prologo: 15 years challenge

2006 – La prima volta che ho visto dei murales dal vivo avrò avuto a far tanto quattordici anni. Viaggiavo nel sedile posteriore della macchina dei miei genitori lungo quella che nella mia limitata conoscenza toponomastica era solo l’ennesima strada trafficata: via Dalmazia, un’arteria che immette dalla provincia sud-ovest alla città, già allora un sito di archeologia industriale, dove sorgevano i ruderi degli ex Magazzini Generali e il loro lunghissimo muro di cinta. 

Quando arrivammo all’angolo con via Don Bosco il mio sguardo si accese e schiacciai il naso contro il finestrino, rapita da colori e forme che pensavo appartenessero solo al mondo del cinema o della TV. Per lo più erano le firme degli artisti (il termine corretto è tag), con le loro lettere bombate o squadrate, allungate e schiacciate. Più avanti si cominciavano a distinguere coloratissimi puppet, mostriciattoli simpatici dalle fattezze cartoon; e poi c’erano volti che sbucavano dalle crepe del cemento, una immancabile leonessa e il ritratto di una donna che sembrava fatta di fuoco vivo. 

2006 Adamo + Nervo, se volete fare un vero tuffo nel passato, visitate Graffiti Archivist Brescia

Si verificò nella mia mente un piccolo cortocircuito: per anni avevo sentito tuonare contro i famigerati graffiti, fatti dai ragazzini un po’ per noia un po’ per desiderio di trasgressione. A San Polo le scritte sui muri erano parte integrante del panorama, ma difficilmente erano degne di nota: slogan politici o degli ultras, qualche dichiarazione d’amore (chissà se ricambiate), tag molto rozze e frettolose. Francamente non ci vedevo niente di interessante, di sicuro non abbellivano il quartiere. Questi murales erano diversi, esprimevano una cura, un’abilità tecnica, anche una creatività che non avevo mai incontrato. Purtroppo rimanevano poco più di una curiosità, qualcosa di frizzante e colorato in una Brescia ancora appesantita dalla sua eredità industriale. E si trovavano anche in un punto abbastanza infelice, un muro di cinta affiancato da un minuscolo marciapiede in una zona quasi del tutto abbandonata e cadente. Il luogo ideale per far “sfogare” i famigerati writers: lì andavano bene, non davano fastidio a nessuno

2021 – Il 22 luglio 2021 è stato inaugurato a Bresciadue il nuovo murale dipinto dall’artista bresciana Vera Bugatti per la sede dell’Associazione Artigiani.  È stato commissionato da Assoartigiani stessa per celebrare il suo 75° anniversario e i giornali locali ne hanno seguito la realizzazione per settimane, documentando con entusiasmo l’avanzamento dei lavori. 

Il risultato è davvero notevole: l’opera occupa una parete di 320 metri quadri e raffigura un anziano artigiano che consegna i suoi strumenti del mestiere a una giovane apprendista, un passaggio di testimone solenne ma anche affettuoso. Ancora di più colpisce la posizione: il murale si trova ai piedi del Crystal Palace, simbolo della Brescia legata alla finanza e alla grande industria. All’inaugurazione partecipano sindaco, prefetto, industriali, pure il vescovo. 

Come si passa, in quindici anni, dal muro di cinta di un magazzino abbandonato alla sede di una delle più importanti associazioni di categoria della provincia? Cosa è cambiato nella sensibilità dei bresciani che ha permesso all’arte urbana di proliferare in città come mai prima d’ora? Questo è, in parte, merito di un’associazione culturale che, grazie alla passione di giovani street-artist, sta dando un nuovo volto a Brescia: questa è True Quality. 

First stop: Sanpolino

True Quality nasce nel 2011 da un’idea di Giovanni Gandolfi, Gianluca Dellara, Francesco Servidei e Marcello Compagnoni. «Era un periodo di forte repressione, in cui addirittura chi dipingeva rischiava di diventare oggetto di indagini», mi racconta Giovanni, «Fare interventi legalmente era diventato sempre più difficile, anche per chi lo faceva per professione, e costituire un’associazione culturale ci era sembrato l’unico modo per ottenere i permessi necessari per noi e per chi come noi aveva questa passione».    

Nei primi anni avevano organizzato qualche piccolo evento negli spazi che avevano a disposizione e si erano fatti conoscere, fino a ricevere alcune richieste di allestire attività per bambini e ragazzi, che hanno poi dato inizio ai laboratori Omada, e addirittura di eseguire qualche lavoro su commissione. 

Secondo Giovanni il vero punto di svolta per l’associazione è stata la prima edizione del Link Urban Art Festival, nel 2016. True Quality era stata contattata dalla Ludoteca di Sanpolino gestita da Elefanti Volanti per organizzare dei laboratori in cui i bambini del quartiere potessero dipingere i piloni della stazione della metropolitana, ormai aperta da tre anni. «L’idea era bella, ma c’erano innanzitutto delle problematiche di sicurezza: i piloni sono parecchio alti, per dipingerli tutti sarebbe stato necessario far salire dei ragazzini su dei ponteggi a tre/quattro metri da terra. Che ovviamente era impensabile». L’alternativa sarebbe stata dipingere a mezza altezza e qui Giovanni mi racconta che hanno dovuto affrontare una questione molto più insidiosa: «L’associazione aveva lavorato tanto per far riconoscere l’arte urbana come una vera valorizzazione degli spazi pubblici, ma lasciare che superfici così ampie e così in vista fossero dipinte solo a metà, sarebbe stato percepito come un elemento non di arricchimento, ma di degrado». 

Di ulteriore degrado: Sanpolino, il più giovane dei quattro San Polo, è sorto a cavallo del Duemila con tante speranze e aspettative. Le case e le strade c’erano, alcuni (non tantissimi) servizi pure, rimaneva solo il lungo e difficile compito di costruire una comunità e, con essa, un’identità. Nel bene o nel male, quei murales vi avrebbero indubbiamente contribuito. 

«Così abbiamo deciso di spostare i laboratori con i ragazzi su pareti meno impegnative e, parallelamente, organizzare un vero festival bresciano del muralismo, coinvolgendo street-artist da tutta Italia e da fuori». Per esempio uno dei piloni è stato dipinto da Camilla Falsini, un’artista romana che predilige le forme minimal e i colori forti e che ha lavorato anche con grandi aziende; un altro dal writer russo Nootk, che ha uno stile un po’ bambinesco e molto ironico; un altro ancora è stato realizzato in tandem da Draw, che usa le bombolette come carboncini per disegnare i suoi ritratti abbozzati, e Contra, artista concettuale che realizza composizioni astratte di forme e colori. Nel corso di tre edizioni successive, il festival ha decorato tutti i piloni della tratta della metropolitana da Sanpolino fino a via Cerca, raccogliendo anche i contributi degli studenti dell’Accademia S. Giulia e della LABA, coordinati rispettivamente dal professor Luca dall’Olio e dal professor Davide Tolasi. 

Le fotografie davvero non rendono l’idea di quanto sia piacevole visitare questa straordinaria galleria a cielo aperto. Personalmente amo percorrerla in bici, come direbbe Giacomo Pellizzari “alla velocità ideale per godersi il paesaggio”, per mettere a fuoco l’immagine, lasciare che gli occhi vaghino verso questo o quel dettaglio, osservare il dipinto che abbraccia il pilone e poi cominciare a scorgerne un altro e un altro ancora. Pedalare con il naso all’insù, come i bambini, sorridere, meravigliarsi, curiosare, abbandonare i rumori e le preoccupazioni della città e farsi guidare verso la quiete del Parco delle Cave. Vi lascio qui sotto un assaggio, ma senza dirvi quale sia il mio preferito.

Allargare lo sguardo

«Queste prime edizioni del festival sono state un modo per crescere dal punto di vista organizzativo. Essendo noi stessi street-artist, già conoscevamo le sfide del mestiere, e a partire dalla nostra esperienza abbiamo saputo fornire il giusto supporto agli artisti, con il quale si è creato un bel clima di collaborazione. Parallelamente, i ragazzi sono stati entusiasti dei laboratori, soprattutto per la grande libertà che avevano nel creare e sperimentare». Forti di questo innegabile successo True Quality si è convinta ad adattare il format ad altre zone della città. Nel 2019, quindi, l’associazione ha individuato tre grandi pareti in altrettanti quartieri periferici, Lamarmora, Villaggio Violino e San Bartolomeo, sulle quali hanno dipinto gli artisti Saddo, 108 e Vera Bugatti. 

Il dipinto a Lamarmora è di Saddo, artista contemporaneo rumeno che lavora sia su muro che su tela, impegnato in un macroprogetto intitolato Strong Women (donne forti) il cui obiettivo è raffigurare soggetti femminili intenti in attività o mestieri considerati tipicamente maschili. Nel 2019 la squadra di calcio femminile di Brescia era particolarmente forte e quindi l’artista scelse di rappresentare una calciatrice con la maglia delle Rondinelle. 

Più criptico invece il lavoro di 108 al Villaggio Violino. Originario di Alessandria, 108 è un poliedrico artista astratto che ha dipinto le sue misteriose forme nere negli spazi abbandonati di Milano, Berlino, Londra, New York e Parigi. Il suo intento per questo intervento era soprattutto quello di integrare le sue opere in maniera armonica con l’architettura dell’edificio che stava dipingendo. 

Infine, Aut aut di Vera Bugatti, realizzata a San Bartolomeo, è un complesso memento mori che ci invita a riflettere su cosa sia più importante: quello che siamo o quello che possediamo. A questo proposito mi sembra doveroso rimandarvi alle parole dell’artista stessa che potete trovare qui.  

Lavorando sempre all’aperto e senza un vero pubblico (se non i passanti), la pandemia ha influito poco sulle attività di True Quality. «Ovviamente i laboratori si sono fermati e, come tutti, durante il primo lock-down eravamo costretti a casa», racconta Giovanni, «è così che è nato il gioco del Fanta Link». È un’iniziativa di cui ho già parlato, lanciata dalla pagina Instagram dell’associazione il 2 aprile 2020: si trattava di immaginare un murale per la grande parete vuota di piazza Rovetta, uno spazio aperto dalle vicende tormentate che divide via San Faustino da piazza Loggia.

Volendo rispettare strettamente la toponomastica, si tratta in realtà di due luoghi, Largo Formentone più vicino alla Loggia e Piazza Rovetta verso san Faustino, ma da quando la carreggiata che li divide è stata pedonalizzata questa distinzione è diventata superflua. Lo spiazzo in sé nacque dopo una serie di demolizioni di caseggiati, iniziate per fare spazio agli uffici comunali verso la metà dell’Ottocento e concluse nel 1939. L’anno successivo l’Italia entrò in guerra e i progetti di costruzione vennero interrotti, lasciando un’enorme parete vuota. Dopo essere stata a lungo la sede di un mercato conosciuto in tutta la provincia, la piazza è stata oggetto di una serie considerevole di interventi da parte delle giunte che si sono succedute (al punto da guadagnarsi il nomignolo di Largo Tormentone): una pensilina, un prato di erba sintetica, un teatro dei burattini, una pista di pattinaggio sul ghiaccio. Nel 2016 aveva cominciato a farsi strada la proposta di dipingere un murales sulla grande parete vuota, ma si era conclusa con un nulla di fatto.

Vista con il senno di poi, è impossibile non cogliere l’importanza del Fanta Link: un gioco, come ha detto Giovanni, che nel tempo sospeso del lock-down invitava a guardare al futuro, a progettare, a immaginare che volto avrebbe potuto avere la città del dopo.

Il murale non si è fatto (per ora), anche perché, come mi spiega Giovanni: «Una parete come quella sarebbe complicatissima da avvicinare, essendo in centro storico è sicuramente sottoposta a una serie di vincoli. Oltretutto un dipinto così grande in un punto del genere diventerebbe immediatamente il simbolo della città quindi la scelta del soggetto sarebbe molto delicata». Concordo, ma una parte di me sa che se si dovesse votare sarebbe una vittoria schiacciante per il faccione di Baggio:

Riportandomi alle cose serie, Giovanni aggiunge un tassello importante: «In centro ci sono già tanti luoghi di cultura e di valore storico, nelle periferie no. Sono aree residenziali poco valorizzate e poco frequentate. Noi interveniamo lì perché sappiamo che il nostro lavoro può contribuire a formare l’identità dei quartieri, ci confrontiamo con gli abitanti per presentare il progetto, in alcuni momenti anche per la scelta dei soggetti, pur cercando di lasciare sempre libertà all’artista. Per esempio, per San Bartolomeo si è parlato della storia del quartiere, delle origini della popolazione, dopodiché sono stati gli artisti a interpretare le tematiche e le indicazioni che avevano ricevuto. Col tempo è nata quasi una competizione, alcuni quartieri hanno chiesto di essere coinvolti». 

Finito il lock-down True Quality è più o meno tornata a lavorare come sempre, pur adattandosi alle varie limitazioni che riguardavano i laboratori. Il Link Urban Art Festival è continuato nelle periferie, riuscendo anche ad ampliare i lavori già esistenti e a dare un bel senso di continuità alla manifestazione. Fra i tanti ve ne segnalo due in particolare, entrambi al Villaggio Violino (ma vi consiglio di visitare il sito del festival ed esplorare la loro gallery). Il primo è il dipinto ERA dell’artista piemontese Vesod, realizzato in piazza Teotti accanto all’opera di 108: una fusione mozzafiato di estetica rinascimentale e futurista che rivisita il famoso tocco divino de La Creazione di Adamo. Il secondo è il coloratissimo “guardiano” della scuola elementare Montale, di Camilla Falsini: per realizzarlo, l’associazione ha dato vita a una bellissima collaborazione fra artista e alunni. Racconta Falsini: «Usando le mie forme geometriche [i bambini] hanno dato vita a decine di mostri assurdi e colorati. Ispirandomi a queste creazioni ho immaginato un grande “mostro” gentile dalle forme semplici e minimali che lasci spazio alla fantasia di chi osserva» (cit. Link Urban Art Festival). 

Nel 2021 True Quality ha coinvolto anche l’artista siciliano Emanuele Poki in un intervento a tema naturalistico nel Parco del Museo di Scienze Naturali in via Crocifissa di Rosa. Per educare al rispetto della biodiversità autoctona, Emanuele Poki ha voluto illustrare animali e piante tipici delle nostre colline e dei nostri parchi. «La natura è tanto bella quanto terrificante», spiega l’autore, «e, in fondo, racchiude in sé tutte le emozioni umane anche se non le appartengono. Questo muro si ispira alla sua schiettezza e purezza, nella violenza e nel gioco» (cit. Link Urban Art Festival). E infatti il ciclo di dipinti raffigura un gruppo di volpi che, come tanti predatori, imparano a cacciare giocando, più in là vediamo il momento in cui una donnola cattura un uccello torcicollo, mentre è onnipresente il tarassaco, una “erbaccia” infestante, ma dalle note proprietà diuretiche: tutta natura, sempre preziosa, anche negli aspetti che a noi possono sembrare più brutti o fastidiosi.

Una rete di buone idee

Nel 2022 l’associazione ha fatto un ulteriore importante salto di qualità e da “semplice” festival del muralismo, Link si è evoluto in un progetto complesso intitolato “Nuove strategie culturali per le periferie bresciane”. Finanziato da Fondazione Cariplo e Fondazione ASM, questo ambizioso programma di iniziative è stato presentato venerdì 1 aprile a Palazzo Loggia e comprende, in ordine sparso: due installazioni nella Valle di Mompiano, un ciclo di conferenze, tre nuovi dipinti di cui uno in viale Piave a opera dell’artista milanese Erics, un ciclo di conferenze, due laboratori per ragazzi, due mostre presso lo spazio C.A.R.M.E. (una per documentare l’attività dell’associazione e l’altra per raccontare l’evoluzione dell’arte urbana a Brescia), la decorazione di dodici nuovi piloni nel tratto di metropolitana che va da via Cerca alla stazione di Sant’Eufemia, l’organizzazione di quattro tour in bicicletta della durata di tre ore alla scoperta delle opere di street art nelle periferie, la realizzazione di una mappa digitale e cartacea dei dipinti cittadini, due cicli di “affissioni d’artista”.

Quest’ultima necessita forse di una spiegazione più estesa. L’idea di fondo, che in realtà sostiene tutto il macroprogetto, è quella di portare l’arte nei luoghi del vissuto quotidiano, creando una “galleria di quartiere diffusa” che sfrutta le 130 bacheche normalmente utilizzate per gli annunci del Comune. È stato quindi chiesto a sei artisti di fama internazionale (Dottor Pira, Kalina Muhova, Lorenzo Fantetti, Enrico Pantani, Judy Rhum, Giulia Lineette) di realizzare due poster ispirati al tema del mostro come creazione della mente umana, un essere straordinariamente buono o cattivo che racchiude in sé e porta all’estremo paure, virtù, insicurezze, ma anche fantasie, desideri, aspirazioni. I mostri che spaventano, quindi, ma che fanno anche un po’ di compagnia. I poster, che potete vedere sul profilo Instagram di True Quality, sono stati realizzati in collaborazione con l’officina editoriale MalEdizioni e si possono già trovare affissi per la città. A questo proposito, Luigi Filippelli di MalEdizioni ha rircordato: «Le immagini che si vedono più comunemente sulle strade sono quelle pubblicitarie. Il nostro intento è invece di usare lo spazio pubblico a favore dei cittadini per far incontrare loro arte e bellezza». 

Scorrendo il programma, poi, ci si rende conto non solo della capillarità degli interventi, ma soprattutto di quanto la relazione con altre realtà del terzo settore alimenti e sostenga queste iniziative. Per l’organizzazione dei bike-tour sono state coinvolti lo sportello di orientamento e formazione comunale Informagiovani, FIAB (Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta), l’officina Brecycling, gestita dalla Cooperativa il Calabrone. Oltre a fornire queste visite guidate, l’obiettivo era quello di creare per i ragazzi coinvolti una prima opportunità di lavoro come divulgatori culturali (con l’aggiunta di qualche elemento di ciclofficina).

Per le installazioni nella Valle di Mompiano, True Quality sta collaborando con la Fondazione Bobo Archetti e l’associazione Gnari de Mompia’ che già avevano curato l’allestimento di arte contemporanea per ArteValle alla ex-Polveriera (peraltro, una delle mete consigliate da Massimo Tedeschi in Brescia adagio). Durante la conferenza stampa, Marco Palamenghi della Fondazione Bobo Archetti definisce questa iniziativa «intrigante» per il modo in cui si pone in continuità con le attività passate, donando nuove e giovani energie alla Valle. La sfida è di quelle impegnative: la realizzazione delle installazioni richiede infatti una certa abilità tecnica e una particolare attenzione nella scelta dei materiali. Inoltre a questo intervento si affianca l’apertura al pubblico dell’intera area della Polveriera, prima accessibile solo in parte, e poi l’istituzione di una residenza d’artista il 14 e 15 maggio.

Cosa è cambiato?

Riassumendo: in pochi anni si è passati dal non riuscire a trovare muri sui quali dipingere legalmente a un macroprogetto di arte urbana realizzato in collaborazione con una vivace rete di realtà locali, celebrato (e finanziato) come un modo innovativo per portare l’arte e la bellezza nelle periferie.

«È stata una transizione importante», mi dice Giovanni, «eravamo considerati vandali, a prescindere da quello che facevamo. Per di più, l’arte urbana veniva vista come qualcosa che doveva accontentarsi, doveva essere realizzata in angoli anche un po’ nascosti. Adesso è vista come uno strumento per valorizzare i quartieri, un’azione di riqualificazione di uno spazio urbano semi-abbandonato che diventa un luogo di interesse, un luogo da visitare. L’obiettivo di valorizzazione culturale, per quanto in piccolo, funziona. Sembra strano a dirsi, ma la cosa che ha contribuito di più a cambiare il punto di vista è stato innanzitutto farlo: dipingere, sensibilizzare, senza fermarsi, a prescindere dalle critiche. Alla fine è diventato normale, un po’ alla volta è entrato nella mentalità delle persone. Poi c’è stato anche un appoggio politico, che in parte ha legittimato questa attività come un arricchimento, insomma le amministrazioni, e di conseguenza l’opinione pubblica, la vedono come una risorsa, anche in vista del 2023». Il 2023. Come non percepire il sottinteso, la fervida anticipazione, anche la sottile fitta di ansia con cui si parla della Capitale italiana della cultura…

In vista di questa occasione non posso fare a meno di chiedermi se ci sia una parete in particolare che stia ispirando True Quality. Giovanni si fa un po’ sognante, è evidente che ci siano tanti muri su cui lui e i suoi soci hanno fantasticato: «C’è piazza Rovetta, che comunque ha tutte le difficoltà che ci dicevamo, e poi sarebbe bellissimo dipingere i palazzoni di San Polo, che sono mastodontici». Due sfide, due luoghi iconici. Ma se c’è da scegliere, già sappiamo dove ci sarebbe più bisogno di qualità vera…    


Testo di Giulia Guarienti, fotografie di Giulia Guarienti, True Quality e Graffiti Archivist Brescia