poteva andare meglio leonessa
Poteva andare meglio

Poteva andare meglio

Un secolo fa, stavo sorseggiando la cosa più vicina a un pirlo che fossi riuscita a fare con le poche risorse che avevo (bitter e vino bianco fermo con tre cubetti di ghiaccio), mentre ascoltavo a tutto volume una playlist classic rock che avevo chiamato “Aperivirus” (che ridere!). Guardavo il sole tramontare dietro la Poliambulanza, respirando a pieni polmoni un’aria insolitamente pulita, in pace col mondo dopo una settimana di intenso smartworking. In un raro slancio di ottimismo, mi ero perfino rallegrata nel notare che le sirene delle ambulanze erano drasticamente diminuite in quei giorni. Voleva dire che la situazione stava migliorando, giusto?

Sbagliato: gli operatori avevano deciso di spegnerle, un po’ perché non c’era nessuno per strada, un po’ perché una volta arrivati al Pronto soccorso si trovavano in coda dietro a decine di altre ambulanze. Nel frattempo, il Civile sfiorava gli 800 posti in terapia intensiva, la Poliambulanza si era trasformata in un ospedale Covid, si andava alla ricerca disperata di mascherine o respiratori e si cominciava a capire che i numeri dei decessi erano stime parecchio inferiori alla realtà.

Ma questo era un secolo fa, ormai è finita. I negozi hanno riaperto, il pirlo adesso lo beviamo al bar e siamo riusciti a fare la nostra spensierata estate bresciana (senza le grandi feste, le notti bianche, le sagre, i concerti), nonostante lo spauracchio di una prossima crisi economica. Tutto è andato per il meglio, giusto?

Quasi. Si sono per esempio sottaciute le complicazioni che una malattia da Coronavirus comporta: si passa dall’affanno dopo un leggero sforzo al bisogno di somministrare ossigeno a pazienti anche giovani, fino a gravi lesioni alla trachea dovute proprio all’utilizzo dei respiratori, per non parlare di vari problemi circolatori e neurologici. Accedere ai test diagnostici è ancora difficile (e dispendioso), le RSA sono ancora praticamente blindate (forse è meglio così) e non è chiaro se gli ospedali della città siano attrezzati per una seconda ondata (non si doveva fare un reparto apposito?).

E i sanitari? Gli infermieri, i medici, gli operatori? Gli eroi, gli angeli, i soldati in trincea? Sono ancora lì, a fare il loro lavoro, increduli davanti a chi non capisce (o non vuole capire) che la pandemia non è finita, che dal lockdown non è passato un secolo ma solo pochi mesi, e se è stato difficile uscirne è invece molto, troppo facile tornarci.

Comunque, adesso hanno riaperto anche le scuole e questo è un chiaro segno che va tutto bene, giusto?


Leggi qui il blog Leonessa