Per chi suona la campanella
di Francesco Ferrazzi
Il diario di Giada è pieno di post-it multicolore e di pagine solcate da graffiti fosforescenti di evidenziatori rosa, gialli e verdi. Le date sottolineate sono sempre quelle, le più importanti: i compleanni delle “BFF” (le migliori amiche), di fratelli e genitori, di attori, cantanti, atleti preferiti… Ma su tutti i giorni ne campeggia uno: 8 GIUGNO 2020. La data che ogni studente, nel settembre del 2019, ha cerchiato, sottolineato, evidenziato sul proprio diario, corredandola con un cubitale FINE DELLA SCUOLAAA!! tutto in maiuscolo, con tre “a” e doppio punto esclamativo.
Quella data è rimasta, il coronavirus non ha avuto la forza di spazzarla via, ma Giada è sicura: non è stato quello l’ultimo giorno di scuola. Anche perché non ha fatto lezione, la mattina dell’8 giugno. Il suo “ultimo giorno” si è frammentato in una serie di “ultime ore”, un’espressione non proprio felice, visto il periodo, ma che coincide con la scadenza dei contratti, per pensionamento o precariato, di troppi professori della sua classe.
L’ultima campanella, in questo 2020, Giada l’ha sentita suonare più di tre mesi fa, il 22 febbraio: un freddo sabato, prima delle vacanze di Carnevale del 24 e 25, che Giada si è affrettata a sottolineare sul diario quel giorno stesso – nessuno ricorda mai il ponte di Carnevale. A ricreazione, i professori nei corridoi le sembravano più preoccupati del solito, coi loro giornali aperti davanti agli occhi: commentavano la notizia del giorno, i primi casi di coronavirus a Codogno. Giada allora non poteva immaginare che avrebbe rivisto quei docenti e i compagni di classe soltanto a distanza, attraverso il filtro di uno schermo – e non tutti, purtroppo.
L’ultimo giorno di scuola, a scuola , se n’era andato senza che se ne accorgesse. Dopo un paio di settimane di caos ed incertezze è iniziata la didattica a distanza, protrattasi per tre lunghi mesi di studio, videolezioni, test online e contatti virtuali.
Le ultime ore di giugno hanno concluso i programmi scolastici, ridotti all’essenziale, e si sono trasformate in una lunga sequela di raccomandazioni:
– Continuate a studiare, ragazzi, che l’anno prossimo sarà diverso!
– Diverso come, prof? È vero che ci chiudono nel plexiglas?
– Dovrete recuperare quello che non abbiamo fatto, e le insufficienze…
– E se non recuperiamo? Retrocediamo in serie B?
– Ancora non si sa nulla, è tutto in fieri…
– Dove sta Fìeri? Recupereremo con lei, l’anno prossimo?
Le rassicurazioni dei docenti si sono rivelate presto inutili, ma Giada non ha avuto il coraggio di sbuffare, anzi, avrebbe ascoltato volentieri un’altra ora di dibattito sulle ipotesi future per il rientro a scuola, fra mascherine, metri di distanza, orari flessibili e didattica ibrida… Alla fine, Giada si è lasciata avvolgere dal grande abbraccio della classe, rigorosamente virtuale. Ha salutato più volte professori e compagni – Arrivederci! Ciao a tutti! Ciao! Ciao! Cia… – con la voce rotta. Poi ha cliccato un pulsante sulla tastiera e – puf! – come per magia, o meglio, tecnologia, si è concluso un anno intero, con l’ultima videolezione. Giada è rimasta immobile, per qualche istante, a fissare lo schermo nero, mentre i volti dei compagni – chissà se saranno gli stessi, a settembre – si riflettevano nei suoi occhi lucidi.
Non ci sono stati gavettoni, niente cori da stadio e abbracci fra gli studenti. L’ultima simbolica campanella non ha squillato. Fin troppe campane hanno suonato, in questi mesi, a lutto… ma non solo. Perché il rintocco delle campane – e, per estensione, quello delle campanelle – ci ricorda che non siamo soli, come ha imparato Giada leggendo No Man is an Island di John Donne. E ci dice che apparteniamo tutti a una grande comunità.
Con la speranza che a settembre la campanella torni a suonare nei corridoi per Giada e per tutti gli studenti, i docenti e i collaboratori scolastici, auguriamoci delle buone vacanze e, soprattutto, un nuovo inizio.
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