Forte e donna Leonessa
Forte e donna

Forte e donna
di Francesco Ferrazzi

“Leonessa” è il titolo del nostro blog e l’appellativo che il poeta veronese Aleardo Aleardi conferì alla nostra città nei Canti patrii del 1857, successivamente reso celebre da Giosué Carducci nelle Odi barbare. È il soprannome di una città che storicamente si è distinta per valore e resistenza, dalle Dieci Giornate del 1849 alla strage di Piazza Loggia fino ai giorni nostri, con la grande risposta dei bresciani al virus che ha colpito così duramente il nostro territorio. Leonessa è la rappresentazione della forza declinata al femminile, forse solo per ragioni puramente grammaticali (“Brescia” è nome proprio di città femminile), o forse no. Credo che non sia casuale, infatti, che le opere proposte dagli artisti bresciani qui presenti abbiano al proprio centro dei soggetti femminili.

Alessandro Bodei, avvalendosi della tecnica dello stencil che ha reso celebre Bansky, ha presentato al concorso di True Quality l’aggiornamento profano di una rappresentazione mariana, l’immagine di una ragazza coronata da un’aureola rossa e sospesa in un’espressione di appagamento estatico, circondata da sfumature biancoblu, da parole e lettere in cui riconosciamo facilmente il termine inglese “faith”, fede. Alessandro vede così la sua città, “devota e ribelle, santa e libertina, un po’ schietta e un po’ misteriosa, che sembra concedersi ma alla fine non si concede mai del tutto”.

Questi mesi di lockdown non hanno cambiato il suo approccio al lavoro d’artista, nel quale rivela una forte carica sociale: “il punto di vista di un artista contemporaneo deve essere sempre critico nei confronti degli aspetti più pericolosi della nostra società. Il Coronavirus ne ha evidenziati molti, in maniera esponenziale, portando alla luce diverse problematiche che covavano da troppo tempo sotto la cenere: l’insostenibile stile di vita capitalista, il sottile equilibrio che mantiene in moto un’economia malata, le priorità distorte, i rapporti interpersonali malsani, l’inconsistenza intellettuale della politica e la sua inettitudine di fronte ad eventi non auspicabili ma facilmente ipotizzabili. Chi cerca di comunicare attraverso forme d’arte non può che ritrovare in maniera accentuata, in questo periodo, diversi spunti di riflessione e di critica già presenti nell’era pre-covid”.

Nonostante il quadro non proprio roseo tracciato dall’artista, la fiducia in un futuro migliore non lo abbandona: “spero che la nostra società nel suo complesso abbia tratto una lezione morale da questa “punizione” della natura. Il respiro del mondo è molto più lungo del lampo che rappresentiamo in quanto specie umana, dovremmo sempre tenerlo ben presente. Soprattutto i potenti della terra, quelli che giocano alla guerra, che decidono le sorti di interi popoli e che troppo spesso si sentono onnipotenti”.


Attenzione per il sociale e soggetti femminili sono presenti anche nell’opera di Federica Vulpis intitolata “Solidarietà, rispetto e uguaglianza”, in cui corpi nudi e stilizzati di ragazze si stringono, si arrampicano e si aggrappano a gigantesche mani, dalle unghie smaltate, di tutte le etnie. Un messaggio che ben figurerebbe sul grande muro di piazza Rovetta alle porte del Carmine, quartiere diventato in questi ultimi anni un punto di riferimento della pluralità culturale cittadina. Brescia è antica ma al passo coi tempi, tradizionale ma al contempo innovativa, è così che riesce a mantenere sempre vivo il suo fascino sia per gli stranieri sia per gli autoctoni, come Federica: “Brescia per me è la città dove sono nata e cresciuta. In piena adolescenza non riuscivo ad apprezzarla appieno, forse perché la vedevo con occhi diversi e l’idea di andare a vivere fuori casa alletta sempre tanto quando si è più piccoli. Ma, intrapresi gli studi lontana da qui e costretta alla vita da pendolare, ho cominciato a paragonare la mia città natia alle altre che visitavo e ne ho potuto cogliere la bellezza, vedendo quei piccoli dettagli che non avevo mai notato. Brescia è una città molto stimolante, soprattutto a livello artistico, per la sua storia, per i monumenti ma anche per tutto quello che ha da offrire, dagli eventi culturali, alle mostre, ai concerti”.

Largo spazio alla cultura e all’arte, dunque, passioni che Federica, anche in questo periodo difficile, ha continuato a coltivare: “per me disegnare è sempre stato per lo più un hobby, non è ancora un lavoro (al momento). Il coronavirus è stato sicuramente limitante da una parte, perché proprio due giorni prima del lockdown avevo avviato un nuovo progetto, bloccato sul nascere, la stampa di magliette decorate da una scritta disegnata da me. D’altra parte, però, l’essere forzatamente chiusi in casa mi ha dato modo di riflettere su molti aspetti della mia vita, offrendomi ulteriori stimoli per creare nuovi disegni”. Il futuro prossimo, per Federica, non può evitare di affrontare un discorso serio intorno al ruolo della cultura: “con la ripartenza spero che si riesca a ridare il giusto spazio all’arte e alla cultura, che sono probabilmente tra i settori che hanno più sofferto in questi mesi e che ancora adesso vengono ridotti in secondo piano, nonostante ricoprano una parte fondamentale nella quotidianità di tutti noi”.

Questo augurio è destinato a diventare presto realtà, ormai è ufficiale: il Decreto Rilancio, approvato il 16 luglio dal Senato, ha stabilito che Bergamo e Brescia, accomunate dal dolore sofferto durante la pandemia, saranno insieme Capitali della Cultura Italiana nel 2023. Un’importante notizia per il rilancio artistico della nostra città.

Leggi gli altri articoli di Leonessa