Arte in provincia Leonessa
Arte in provincia

Arte in provincia
La provincia bresciana è vasta, variegata, verdeggiante, ma può essere anche limitante.
Per Elisa Prandini la città era fonte di curiosità e meraviglia, per Ketty Savio, una vera e propria liberazione.
Per Elisa il lockdown ha significato sperimentazione, mentre Ketty ha dovuto affrontare nuovamente difficoltà che pensavano aver superato per sempre.

Fin da quando ero piccola e prendevo le prime filobus per muovermi nella città ho sempre trovato Brescia una città “curiosa” perché ricca di dettagli che in provincia neanche si pensavano. La definisco “curiosa” perché nel suo sembrare caotica, e frenetica a primo impatto, in realtà mi ha sempre attratto come un magnete perché innovativa, fresca e attenta al prossimo. A partire dagli anziani sui mezzi pubblici, ai ragazzi che skeitano fra le vie, al clima di unione che si crea in Carmine la sera, la spensieratezza dell’Accademia, il senso di profonda pace che regna in Castello, la magia di certe vetrine, le lucine di Natale che illuminano tutto il centro, e tantissimo altro… 

Era come un negozio di caramelle per un bambino: talmente affascinante da non sapere in che direzione guardare per paura di perdersi qualcosa che sta succedendo o che di lì a poco sta per succedere!

Inizialmente l’arrivo del Coronavirus mi ha un po’ infastidita perché ha mandato a monte molti piani che avevo prefissato, soprattutto la laurea. Una volta che mi sono resa effettivamente conto della gravità della situazione e della necessità di isolarsi in casa, ho avuto modo di passare molto tempo con le matite e gli acquerelli dedicandomi così a numerosi concorsi. 

Certamente ho vissuto il disegno in maniera del tutto individuale senza riscontri esterni, ma avere la possibilità di passare le notti sulle tavole in preparazione con l’aria pulita che entrava dalla finestra mi ha fatto innamorare ancora di più di questo lavoro.

Per il futuro spero che i mesi di prevenzione vengano vanificati: mi piacerebbe che ci possa essere più attenzione per l’ambiente circostante per esempio . E spero che queste “restrizioni” abbiano permesso a molte persone di aprire gli occhi davanti alla bellezza e al valore della vita, della famiglia e dei piccoli gesti, facendoli riflettere su ciò che importa davvero.


Avendo vissuto per tutta la vita in paesini della provincia, per me Brescia è posto di opportunità e connessioni. Crescere in un paese nella profonda Bassa Bresciana, personalmente, è sempre stato un po’ alienante.  Ho origini per metà cinesi: mia madre era stata la prima cinese a trasferirsi in paese, dopo aver sposato mio padre, e la discriminazione del nuovo e del diverso, più o meno esplicita a seconda dei contesti, è da sempre stata presente nelle nostre vite.

Iscrivermi alle scuole superiori in città è stata per me quasi una rivoluzione a livello sociale: la gente era più aperta, eaccogliente di quanto credessi possibile, il mio aspetto un tempo considerato “diverso” è passato immediatamente in secondo piano e così ho avuto modo di sviluppare e sperimentare la mia attitudine e personalità liberamente, prive di restrizioni socialmente imposte.

In città ho avuto poi l’occasione di conoscere nuovi ambienti in campo artistico, incontrare persone che mi hanno incoraggiata nella mia evoluzione creativa e che mi hanno inclusa nelle prime attività “fuori porta” (per lo più contest o jam di graffiti, occasionalmente anche all’estero).

Nel corso degli anni ho così deciso che mi sarei dovuta trasferire in città: con un gruppo di amici nel frattempo avevamo creato un’associazione artistico-culturale con diversi eventi ogni settimana, non mi bastava più la scomoda traversata quotidiana in treno, avevo bisogno di immergermi appieno nella città per non perdermi nemmeno un’occasione o evento, e così ho fatto.

Sono quindi rimasta per due anni in un caotico appartamento in centro con balcone vista traffico, sempre impegnata a creare e portare avanti sempre nuovi progetti, fino al momento in cui per una serie di imprevisti ed avvenimenti nella vita, un anno fa mi sono dovuta trasferire nuovamente in un paese (questa volta molto più vicino alla città, ma è pur sempre un paese).

L’allontanamento dalla città, unito all’isolamento imposto dal lockdown, mi ha costretta a un lungo periodo di introspezione ha stimolato la mia voglia di esprimermi e comunicare per mezzo dell’arte, da qualche mese assopita e sovrastata dalle preoccupazioni quotidiane. Mi ha anche indotta a riconsiderare alcuni aspetti positivi del vivere in provincia, come il maggiore contatto con la natura.

Purtroppo, mi sono scontrata nuovamente con la manifesta ostilità dei residenti. Si sono verificati sempre più episodi spiacevoli, specialmente durante la quarantena, che sono arrivati ad ostacolare il mio futuro professionale. Pian piano sta quindi riemergendo la sensazione di alienazione e non-appartenenza a questo posto, assieme al desiderio di trasferirmi nuovamente in città appena ce ne sarà occasione (magari questa volta comunque in un posto più verde e meno trafficato). Ora come ora comunque sto aspettando che tutta questa situazione Covid passi o quantomeno si stabilizzi, per capire quale sarà il mio prossimo passo nel mondo.

Come progetto per il futuro, appena ne avrò occasione vorrei specializzarmi in Arteterapia, principalmente per aiutare potenziali altre persone nella mia stessa situazione di alienazione e sofferenza relazionale ad esprimersi, comunicare e trovare la propria pace attraverso l’arte.