finestre sul futuro leonessa
Finestre sul futuro

Finestre sul futuro

di Francesco Ferrazzi

Fra lockdown e smart working , le quattro mura si riempiono molto più in fretta di preoccupazioni soffocanti. Ho bisogno di prendere aria, di uscire da Internet, da casa, da tutto! Chiudo il portatile e mi affaccio alla finestra: il cielo sembra più azzurro, la natura sboccia, là fuori è tutto un caloroso invito ad uscire. Maledetta primavera. E maledetta quarantena.

Questo clima primaverile, poi, è l’ideale per affrontare a lezione il pessimismo cosmico di Leopardi. Il poeta descrive la Natura come benigna, poi matrigna, infine indifferente… Al momento a me pare soltanto sadica e beffarda. Lo confermano anche i miei alunni, che più di tutti sentono il richiamo della bella stagione e devono tenere a freno gli ormoni e la voglia di scappare dalle mura domestiche. Resistono, in questo clima sospeso, ed oggi piú di prima esistono nel loro mondo virtuale, fatto di app , di social network e, ormai da qualche settimana, di piattaforme didattiche e videolezioni.

Ogni mattina mi collego in diretta con i miei studenti: le videocamere si aprono come decine di piccole finestre sulle loro esistenze, un mosaico di riquadri domestici si compone sul mio schermo. È strano ritrovarli nelle loro stanze, a volte anche in pigiama, in un clima tanto diverso da quello scolastico. Attraverso le microcamere riesco a vedere cose che avevo solo immaginato leggendo i loro temi descrittivi, e anche qualcosa in più: l’enorme peluche rosa di Vittoria, vinto dal papà al luna park; Luna, golden retriever di Alessio, la presunta mangiatrice di compiti; una console di ultima generazione, sulla quale Davide spende più tempo – e denaro – che sui libri; il poster di una boyband coreana, passione segreta di Giovanni, e Miss Aprile, come mamma l’ha fatta, sul calendario alle spalle di Kevin…

Tanti altri piccoli dettagli quotidiani si materializzano in quei luoghi confortevoli proiettati sul mio portatile. Quando vedo i miei studenti chiusi nelle loro case e nei riquadri del mio schermo, però, non mi sembrano nel loro habitat naturale. Non tanto perché sono abituato a vederli in aula, dietro ai banchi – o sopra, sotto, in piedi, sdraiati… Ma perché è la scuola il luogo più adatto per la loro crescita: fra aule e corridoi nascono amicizie e rivalità, amori lunghi anni o un respiro e passioni che durano per tutta la vita. Anche se non lo ammetteranno mai, agli studenti piace la scuola – ok, magari non proprio a tutti – e sentono la mancanza delle aule, dei compagni e anche dei professori – di questi non sono sicuro, ma lo spero.

Nel mio ultimo colloquio individuale, il 21 febbraio, la mamma di Emanuele, un mio alunno di 1^, mi rivelava il fastidio del ragazzo per le vacanze di Carnevale: due giorni lontano da scuola gli sembravano troppi, ingiustificati. Oggi, costretto a casa da settimane, Emanuele è sempre il primo a connettersi in videolezione e l’ultimo a scollegarsi. Passa anche volentieri qualche minuto extra a chiacchierare con me e con Martina, la compagna del primo banco, alla quale rubava gli occhiali nel primo quadrimestre…

Per giudicare in modo oggettivo questa didattica a distanza avrei bisogno, paradossalmente, di una certa lontananza: ora vi sono troppo immerso, come tutti i colleghi e gli studenti – tutti, o quasi… questo problema merita uno specifico spazio di riflessione. Per il momento mi limito a dire che, grazie alle connessioni digitali, possiamo continuare anche oggi a fare scuola e a esistere, docenti e studenti, come comunità educante, nonostante le difficoltà.

Basta affacciarsi a una finestra qualsiasi, reale o virtuale che sia, per vedere un cielo più azzurro di quanto immaginiamo.


Leggi qui il blog Leonessa