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SUMMARY:"Vite da ariani" a Rivalta sul Mincio (MN)
DESCRIPTION:Vite da ariani a Rivalta sul Mincio (MN) \nVenerdì 8 maggio 2026 alle ore 20.45\, presso la sala Ascari in via Porto a Corte Mincio a Rivalta sul Mincio (MN)\, Guido Dalla Volta presenta il suo libro Vite da ariani\, con prefazione di Liliana Segre. \nL’ingresso è libero e gratuito fino ad esaurimento dei posti disponibili. È consigliata la prenotazione: via messaggio al 328 5783684 (Simona) o via email a giovannistorti67@gmail.com. L’evento è organizzato con il patrocinio del Comune di Rodigo\, del Gruppo Culturale Rivalta Pietro Morelli\, del Centro Sociale e del Circolo Fotografico Rivalta. \nIl libro\n1936. Guido Dalla Volta vive a Brescia con la moglie Emma e i due figli\, Alberto e Paolo. È un uomo onesto e rispettato\, perfettamente integrato nel suo contesto sociale\, che fonda la sua esistenza sui valori della tradizione: lavoro\, famiglia\, patria. C’è solo un dettaglio\, fino a quel momento ininfluente: i Dalla Volta hanno origini ebraiche. Mentre Emma presagisce il pericolo\, Guido non vuole credere al peggio\, finché le leggi razziali non gli aprono sotto i piedi una voragine kafkiana che lo inghiotte insieme al figlio maggiore. \n1962. Mentre Emma attende ancora il ritorno del marito e del primogenito\, il nipotino\, che porta lo stesso nome del nonno\, fa domande che restano senza risposta. E suo padre Paolo\, uomo severo e irrigidito dal dolore\, deve decidere come raccontargli una verità complicata e negata\, così lontana dalla vita serena e brillante che sta costruendo per lui. Sullo sfondo di questo immenso non detto\, si staglia una lettera in cui Alberto è ricordato come «il più forte\, il più risoluto\, il più degno di sopravvivere». A firmarla è un suo compagno di prigionia ad Auschwitz\, uno scrittore torinese di nome Primo Levi\, che all’amico dedicherà passaggi salienti dei suoi capolavori. \nLe grandi tragedie hanno un inizio e una fine\, ma ci sono un prima e un dopo che non smettono di parlarsi\, nel silenzio. Rimbalzando tra questi due tempi – in mezzo ai quali si spalanca l’indicibile – Guido Dalla Volta racconta la “vita da ariani” della sua famiglia\, il tentativo\, vano\, di sfuggire alle persecuzioni e\, finita la guerra\, quello di evitare le sofferenze del ricordo nella paura che l’orrore possa ripetersi. Fino all’epilogo quando\, rompendo una barriera con il coraggio della parola\, il passato e il presente si fondono in una nuova dimensione\, quella della memoria. \nGuido Dalla Volta\, nato a Brescia nel 1956\, si è laureato in Ingegneria elettronica presso il Politecnico di Milano. Nel 1982 ha conseguito il titolo di Master of Computer Science presso la McGill University di Montréal. Ha trascorso la sua carriera lavorativa presso la IBM\, in Italia e all’estero\, fino al 2019 quando\, a seguito del pensionamento\, si è potuto dedicare alle ricerche che hanno permesso la stesura di questo suo primo libro.
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SUMMARY:Presentazione di "Vite da ariani" alla Biblioteca Teresiana di Mantova
DESCRIPTION:Presentazione di Vite da ariani alla Biblioteca Teresiana di Mantova \nGiovedì 12 febbraio 2026 la Biblioteca Comunale Teresiana in collaborazione con l’Istituto Mantovano di Storia Contemporanea\, ospita alle ore 18\, in Prima Sala Monumentale\, la presentazione del libro di Guido Dalla Volta Vite da ariani. L’autore dialoga con Fabio Levi\, docente di Storia contemporanea all’Università di Torino e Presidente del Centro Internazionale di Studi Primo Levi. \nIngresso libero fino ad esaurimento posti. \nPer informazioni contattare la Biblioteca Comunale Teresiana: + 39 0376 338460 – comunicazione.bibliotecacomunale@comune.mantova.it \nIl libro\nNel 1936 Guido Dalla Volta si trasferisce da Mantova a Brescia con la moglie Emma e i due figli Alberto e Paolo. È un uomo onesto e rispettato\, perfettamente integrato nel suo contesto sociale\, che fonda la sua esistenza sui valori della tradizione: lavoro\, famiglia\, patria. \nC’è solo un dettaglio\, fino a quel momento ininfluente: i Dalla Volta hanno origini ebraiche. Mentre Emma presagisce il pericolo\, Guido non vuole credere al peggio\, finché le leggi razziali non gli aprono sotto i piedi una voragine kafkiana che lo inghiotte insieme al figlio maggiore. \nNel 1962 mentre Emma attende ancora il ritorno del marito e del primogenito\, il nipotino\, che porta lo stesso nome del nonno Guido\, fa domande che restano senza risposta. \nE suo padre Paolo\, uomo severo e irrigidito dal dolore\, deve decidere come raccontargli una verità complicata e negata\, così lontana dalla vita serena e brillante che sta costruendo per lui. \nSullo sfondo di questo immenso non detto\, si staglia una lettera in cui Alberto è ricordato come «il più forte\, il più risoluto\, il più degno di sopravvivere». A firmarla è un suo compagno di prigionia ad Auschwitz\, uno scrittore torinese di nome Primo Levi\, che all’amico dedicherà passaggi salienti dei suoi capolavori. \nLe grandi tragedie hanno un inizio e una fine\, ma ci sono un prima e un dopo che non smettono di parlarsi\, nel silenzio. \nRimbalzando tra questi due tempi – in mezzo ai quali si spalanca l’indicibile – Guido Dalla Volta racconta la “vita da ariani” della sua famiglia\, il tentativo\, vano\, di sfuggire alle persecuzioni e\, finita la guerra\, quello di evitare le sofferenze del ricordo nella paura che l’orrore possa ripetersi. Fino all’epilogo quando\, rompendo una barriera con il coraggio della parola\, il passato e il presente si fondono in una nuova dimensione\, quella della memoria.
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SUMMARY:Presentazione di "Vite da ariani" all'Associazione Artisti Bresciani
DESCRIPTION:Presentazione di Vite da ariani all’Associazione Artisti Bresciani \nGiovedì 29 gennaio 2026 alle ore 18\, presso la sede dell’Associazione Artisti Bresciani in Vicolo delle Stelle 4\, Brescia\, nell’ambito delle iniziative legate alla Giornata della Memoria\, Guido Dalla Volta presentaVite da ariani in dialogo con Milena Moneta\, giornalista e vicepresidente dell’AAB. \nIl libro\n1936. Guido Dalla Volta vive a Brescia con la moglie Emma e i due figli\, Alberto e Paolo. È un uomo onesto e rispettato\, perfettamente integrato nel suo contesto sociale\, che fonda la sua esistenza sui valori della tradizione: lavoro\, famiglia\, patria. C’è solo un dettaglio\, fino a quel momento ininfluente: i Dalla Volta hanno origini ebraiche. Mentre Emma presagisce il pericolo\, Guido non vuole credere al peggio\, finché le leggi razziali non gli aprono sotto i piedi una voragine kafkiana che lo inghiotte insieme al figlio maggiore. \n1962. Mentre Emma attende ancora il ritorno del marito e del primogenito\, il nipotino\, che porta lo stesso nome del nonno\, fa domande che restano senza risposta. E suo padre Paolo\, uomo severo e irrigidito dal dolore\, deve decidere come raccontargli una verità complicata e negata\, così lontana dalla vita serena e brillante che sta costruendo per lui. Sullo sfondo di questo immenso non detto\, si staglia una lettera in cui Alberto è ricordato come «il più forte\, il più risoluto\, il più degno di sopravvivere». A firmarla è un suo compagno di prigionia ad Auschwitz\, uno scrittore torinese di nome Primo Levi\, che all’amico dedicherà passaggi salienti dei suoi capolavori. \nLe grandi tragedie hanno un inizio e una fine\, ma ci sono un prima e un dopo che non smettono di parlarsi\, nel silenzio. Rimbalzando tra questi due tempi – in mezzo ai quali si spalanca l’indicibile – Guido Dalla Volta racconta la “vita da ariani” della sua famiglia\, il tentativo\, vano\, di sfuggire alle persecuzioni e\, finita la guerra\, quello di evitare le sofferenze del ricordo nella paura che l’orrore possa ripetersi. Fino all’epilogo quando\, rompendo una barriera con il coraggio della parola\, il passato e il presente si fondono in una nuova dimensione\, quella della memoria. \nL’autore\nGuido Dalla Volta\, nato a Brescia nel 1956\, si è laureato in Ingegneria elettronica presso il Politecnico di Milano. Nel 1982 ha conseguito il titolo di Master of Computer Science presso la McGill University di Montréal. Ha trascorso la sua carriera lavorativa presso la IBM\, in Italia e all’estero\, fino al 2019 quando\, a seguito del pensionamento\, si è potuto dedicare alle ricerche che hanno permesso la stesura di questo suo primo libro.
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SUMMARY:Presentazione "Vite da ariani" a Padova
DESCRIPTION:Presentazione Vite da ariani a Padova \nMercoledì 14 maggio alle ore 18\, Guido Dalla Volta presenta Vite da ariani al Museo della Padova Ebraica (via delle Piazze 26) in dialogo con Gina Cavalieri\, Presidente della Fondazione per il Museo della Padova Ebraica. \nIngresso libero con prenotazione obbligatoria: \n\nTelefono: 049 661267 (da Lunedì a Venerdì e Domenica dalle 9.00 alle 17.00)\nWhatsapp: 376 2256076\nMail: museo@padovaebraica.it\n\nIl libro\n1936. Guido Dalla Volta vive a Brescia con la moglie Emma e i due figli\, Alberto e Paolo. È un uomo onesto e rispettato\, perfettamente integrato nel suo contesto sociale\, che fonda la sua esistenza sui valori della tradizione: lavoro\, famiglia\, patria. C’è solo un dettaglio\, fino a quel momento ininfluente: i Dalla Volta hanno origini ebraiche. Mentre Emma presagisce il pericolo\, Guido non vuole credere al peggio\, finché le leggi razziali non gli aprono sotto i piedi una voragine kafkiana che lo inghiotte insieme al figlio maggiore. \n1962. Mentre Emma attende ancora il ritorno del marito e del primogenito\, il nipotino\, che porta lo stesso nome del nonno\, fa domande che restano senza risposta. E suo padre Paolo\, uomo severo e irrigidito dal dolore\, deve decidere come raccontargli una verità complicata e negata\, così lontana dalla vita serena e brillante che sta costruendo per lui. Sullo sfondo di questo immenso non detto\, si staglia una lettera in cui Alberto è ricordato come «il più forte\, il più risoluto\, il più degno di sopravvivere». A firmarla è un suo compagno di prigionia ad Auschwitz\, uno scrittore torinese di nome Primo Levi\, che all’amico dedicherà passaggi salienti dei suoi capolavori. \nLe grandi tragedie hanno un inizio e una fine\, ma ci sono un prima e un dopo che non smettono di parlarsi\, nel silenzio. Rimbalzando tra questi due tempi – in mezzo ai quali si spalanca l’indicibile – Guido Dalla Volta racconta la “vita da ariani” della sua famiglia\, il tentativo\, vano\, di sfuggire alle persecuzioni e\, finita la guerra\, quello di evitare le sofferenze del ricordo nella paura che l’orrore possa ripetersi. Fino all’epilogo quando\, rompendo una barriera con il coraggio della parola\, il passato e il presente si fondono in una nuova dimensione\, quella della memoria.
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SUMMARY:Guido Dalla Volta presenta "Vite da ariani" per Brescia da leggere
DESCRIPTION:Guido Dalla Volta presenta Vite da ariani per Brescia da leggere \nDomenica 11 maggio alle ore 10\, Guido Dalla Volta presenta Vite da ariani per Brescia da leggere in dialogo con Candida Bertoli in un percorso guidato che si snoderà attraverso i luoghi chiave del libro: da Piazza Vittoria fino al Broletto\, dal Vescovado all’ex-sede della Questura in via Musei\, per poi ritornare in Piazza Vittoria dove sono poste le pietre d’inciampo dedicate a Guido e Alberto. \nLa partecipazione è gratuita ma è richiesta la prenotazione tramite Eventbrite. \nIl libro\n1936. Guido Dalla Volta vive a Brescia con la moglie Emma e i due figli\, Alberto e Paolo. È un uomo onesto e rispettato\, perfettamente integrato nel suo contesto sociale\, che fonda la sua esistenza sui valori della tradizione: lavoro\, famiglia\, patria. C’è solo un dettaglio\, fino a quel momento ininfluente: i Dalla Volta hanno origini ebraiche. Mentre Emma presagisce il pericolo\, Guido non vuole credere al peggio\, finché le leggi razziali non gli aprono sotto i piedi una voragine kafkiana che lo inghiotte insieme al figlio maggiore. \n1962. Mentre Emma attende ancora il ritorno del marito e del primogenito\, il nipotino\, che porta lo stesso nome del nonno\, fa domande che restano senza risposta. E suo padre Paolo\, uomo severo e irrigidito dal dolore\, deve decidere come raccontargli una verità complicata e negata\, così lontana dalla vita serena e brillante che sta costruendo per lui. Sullo sfondo di questo immenso non detto\, si staglia una lettera in cui Alberto è ricordato come «il più forte\, il più risoluto\, il più degno di sopravvivere». A firmarla è un suo compagno di prigionia ad Auschwitz\, uno scrittore torinese di nome Primo Levi\, che all’amico dedicherà passaggi salienti dei suoi capolavori. \nLe grandi tragedie hanno un inizio e una fine\, ma ci sono un prima e un dopo che non smettono di parlarsi\, nel silenzio. Rimbalzando tra questi due tempi – in mezzo ai quali si spalanca l’indicibile – Guido Dalla Volta racconta la “vita da ariani” della sua famiglia\, il tentativo\, vano\, di sfuggire alle persecuzioni e\, finita la guerra\, quello di evitare le sofferenze del ricordo nella paura che l’orrore possa ripetersi. Fino all’epilogo quando\, rompendo una barriera con il coraggio della parola\, il passato e il presente si fondono in una nuova dimensione\, quella della memoria. \nL’autore\nGuido Dalla Volta\, nato a Brescia nel 1956\, si è laureato in Ingegneria elettronica presso il Politecnico di Milano. Nel 1982 ha conseguito il titolo di Master of Computer Science presso la McGill University di Montréal. Ha trascorso la sua carriera lavorativa presso la IBM\, in Italia e all’estero\, fino al 2019 quando\, a seguito del pensionamento\, si è potuto dedicare alle ricerche che hanno permesso la stesura di questo suo primo libro.
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SUMMARY:Presentazione "Vite da ariani" a Torino
DESCRIPTION:Presentazione Vite da ariani a Torino \nLunedì 10 marzo alle ore 17\, Guido Dalla Volta presenta il suo libro Vite da ariani nella Sala Feste di Palazzo Madama di Torino\, in dialogo con Fabio Levi\, presidente del Centro Internazionale di Studi Primo Levi. \nL’ingresso è libero fino a esaurimento dei posti disponibili. \nIl libro\n1936. Guido Dalla Volta vive a Brescia con la moglie Emma e i due figli\, Alberto e Paolo. È un uomo onesto e rispettato\, perfettamente integrato nel suo contesto sociale\, che fonda la sua esistenza sui valori della tradizione: lavoro\, famiglia\, patria. C’è solo un dettaglio\, fino a quel momento ininfluente: i Dalla Volta hanno origini ebraiche. Mentre Emma presagisce il pericolo\, Guido non vuole credere al peggio\, finché le leggi razziali non gli aprono sotto i piedi una voragine kafkiana che lo inghiotte insieme al figlio maggiore. \n1962. Mentre Emma attende ancora il ritorno del marito e del primogenito\, il nipotino\, che porta lo stesso nome del nonno\, fa domande che restano senza risposta. E suo padre Paolo\, uomo severo e irrigidito dal dolore\, deve decidere come raccontargli una verità complicata e negata\, così lontana dalla vita serena e brillante che sta costruendo per lui. Sullo sfondo di questo immenso non detto\, si staglia una lettera in cui Alberto è ricordato come «il più forte\, il più risoluto\, il più degno di sopravvivere». A firmarla è un suo compagno di prigionia ad Auschwitz\, uno scrittore torinese di nome Primo Levi\, che all’amico dedicherà passaggi salienti dei suoi capolavori. \nLe grandi tragedie hanno un inizio e una fine\, ma ci sono un prima e un dopo che non smettono di parlarsi\, nel silenzio. Rimbalzando tra questi due tempi – in mezzo ai quali si spalanca l’indicibile – Guido Dalla Volta racconta la “vita da ariani” della sua famiglia\, il tentativo\, vano\, di sfuggire alle persecuzioni e\, finita la guerra\, quello di evitare le sofferenze del ricordo nella paura che l’orrore possa ripetersi. Fino all’epilogo quando\, rompendo una barriera con il coraggio della parola\, il passato e il presente si fondono in una nuova dimensione\, quella della memoria.
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SUMMARY:Presentazione “Vite da ariani” a Ghedi (BS)
DESCRIPTION:Presentazione Vite da ariani a Ghedi (BS) \nMercoledì 29 gennaio alle ore 14.45\, l’associazione Serenità e Impegno incontra Guido Dalla Volta\, autore di Vite da ariani\, in dialogo con Milena Moneta\, al Salone Ghisleri di Ghedi (BS). \nIl libro\n1936. Guido Dalla Volta vive a Brescia con la moglie Emma e i due figli\, Alberto e Paolo. È un uomo onesto e rispettato\, perfettamente integrato nel suo contesto sociale\, che fonda la sua esistenza sui valori della tradizione: lavoro\, famiglia\, patria. C’è solo un dettaglio\, fino a quel momento ininfluente: i Dalla Volta hanno origini ebraiche. Mentre Emma presagisce il pericolo\, Guido non vuole credere al peggio\, finché le leggi razziali non gli aprono sotto i piedi una voragine kafkiana che lo inghiotte insieme al figlio maggiore. \n1962. Mentre Emma attende ancora il ritorno del marito e del primogenito\, il nipotino\, che porta lo stesso nome del nonno\, fa domande che restano senza risposta. E suo padre Paolo\, uomo severo e irrigidito dal dolore\, deve decidere come raccontargli una verità complicata e negata\, così lontana dalla vita serena e brillante che sta costruendo per lui. Sullo sfondo di questo immenso non detto\, si staglia una lettera in cui Alberto è ricordato come «il più forte\, il più risoluto\, il più degno di sopravvivere». A firmarla è un suo compagno di prigionia ad Auschwitz\, uno scrittore torinese di nome Primo Levi\, che all’amico dedicherà passaggi salienti dei suoi capolavori. \nLe grandi tragedie hanno un inizio e una fine\, ma ci sono un prima e un dopo che non smettono di parlarsi\, nel silenzio. Rimbalzando tra questi due tempi – in mezzo ai quali si spalanca l’indicibile – Guido Dalla Volta racconta la “vita da ariani” della sua famiglia\, il tentativo\, vano\, di sfuggire alle persecuzioni e\, finita la guerra\, quello di evitare le sofferenze del ricordo nella paura che l’orrore possa ripetersi. Fino all’epilogo quando\, rompendo una barriera con il coraggio della parola\, il passato e il presente si fondono in una nuova dimensione\, quella della memoria.
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SUMMARY:Presentazione di "Vite da ariani" a Montichiari (BS)
DESCRIPTION:Presentazione di Vite da ariani a Montichiari (BS) \nLunedì 27 gennaio alle ore 20.30 Guido Dalla Volta presenta Vite da ariani alla Sala consiliare di Montichiari (BS)\, in dialogo con Federico Migliorati. Introduce l’incontro il sindaco di Montichiari\, Marco Togni. \nLa presentazione è organizzata in collaborazione con la libreria Mirtillo\, l’ingresso è libero e gratuito. \nIl libro\n1936. Guido Dalla Volta vive a Brescia con la moglie Emma e i due figli\, Alberto e Paolo. È un uomo onesto e rispettato\, perfettamente integrato nel suo contesto sociale\, che fonda la sua esistenza sui valori della tradizione: lavoro\, famiglia\, patria. C’è solo un dettaglio\, fino a quel momento ininfluente: i Dalla Volta hanno origini ebraiche. Mentre Emma presagisce il pericolo\, Guido non vuole credere al peggio\, finché le leggi razziali non gli aprono sotto i piedi una voragine kafkiana che lo inghiotte insieme al figlio maggiore. \n1962. Mentre Emma attende ancora il ritorno del marito e del primogenito\, il nipotino\, che porta lo stesso nome del nonno\, fa domande che restano senza risposta. E suo padre Paolo\, uomo severo e irrigidito dal dolore\, deve decidere come raccontargli una verità complicata e negata\, così lontana dalla vita serena e brillante che sta costruendo per lui. Sullo sfondo di questo immenso non detto\, si staglia una lettera in cui Alberto è ricordato come «il più forte\, il più risoluto\, il più degno di sopravvivere». A firmarla è un suo compagno di prigionia ad Auschwitz\, uno scrittore torinese di nome Primo Levi\, che all’amico dedicherà passaggi salienti dei suoi capolavori. \nLe grandi tragedie hanno un inizio e una fine\, ma ci sono un prima e un dopo che non smettono di parlarsi\, nel silenzio. Rimbalzando tra questi due tempi – in mezzo ai quali si spalanca l’indicibile – Guido Dalla Volta racconta la “vita da ariani” della sua famiglia\, il tentativo\, vano\, di sfuggire alle persecuzioni e\, finita la guerra\, quello di evitare le sofferenze del ricordo nella paura che l’orrore possa ripetersi. Fino all’epilogo quando\, rompendo una barriera con il coraggio della parola\, il passato e il presente si fondono in una nuova dimensione\, quella della memoria.
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SUMMARY:Guido Dalla Volta al Teatro Olimpico di Vicenza
DESCRIPTION:Guido Dalla Volta al Teatro Olimpico di Vicenza \nLunedì 27 gennaio alle ore 15\, Guido Dalla Volta\, autore di Vite da ariani\, partecipa all’incontro “Vincoli spezzati. Memorie familiari tra prigionia e Shoah” nell’Odeo del Teatro Olimpico di Vicenza\, insieme a Fernando Rigon Forte\, accademico olimpico\, e Giovanni Luigi Fontana\, presidente dell’Accademia Olimpica. \nGuido Dalla Volta\, nato a Brescia nel 1956\, si è laureato in Ingegneria elettronica presso il Politecnico di Milano. Nel 1982 ha conseguito il titolo di Master of Computer Science presso la McGill University di Montréal. Ha trascorso la sua carriera lavorativa presso la IBM\, in Italia e all’estero\, fino al 2019 quando\, a seguito del pensionamento\, si è potuto dedicare alle ricerche che hanno permesso la stesura di Vite da ariani\, suo primo libro.
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SUMMARY:Presentazione "Vite da ariani" a Gardone Val Trompia (BS)
DESCRIPTION:Presentazione Vite da ariani a Gardone Val Trompia(BS) \nDomenica 26 gennaio alle ore 20.45 Guido Dalla Volta presenta Vite da ariani alla Sala consiliare di Gardone Val Trompia (BS)\, in dialogo con Marino Ruzzenenti e Franco Ceretti. \nIl libro\n1936. Guido Dalla Volta vive a Brescia con la moglie Emma e i due figli\, Alberto e Paolo. È un uomo onesto e rispettato\, perfettamente integrato nel suo contesto sociale\, che fonda la sua esistenza sui valori della tradizione: lavoro\, famiglia\, patria. C’è solo un dettaglio\, fino a quel momento ininfluente: i Dalla Volta hanno origini ebraiche. Mentre Emma presagisce il pericolo\, Guido non vuole credere al peggio\, finché le leggi razziali non gli aprono sotto i piedi una voragine kafkiana che lo inghiotte insieme al figlio maggiore. \n1962. Mentre Emma attende ancora il ritorno del marito e del primogenito\, il nipotino\, che porta lo stesso nome del nonno\, fa domande che restano senza risposta. E suo padre Paolo\, uomo severo e irrigidito dal dolore\, deve decidere come raccontargli una verità complicata e negata\, così lontana dalla vita serena e brillante che sta costruendo per lui. Sullo sfondo di questo immenso non detto\, si staglia una lettera in cui Alberto è ricordato come «il più forte\, il più risoluto\, il più degno di sopravvivere». A firmarla è un suo compagno di prigionia ad Auschwitz\, uno scrittore torinese di nome Primo Levi\, che all’amico dedicherà passaggi salienti dei suoi capolavori. \nLe grandi tragedie hanno un inizio e una fine\, ma ci sono un prima e un dopo che non smettono di parlarsi\, nel silenzio. Rimbalzando tra questi due tempi – in mezzo ai quali si spalanca l’indicibile – Guido Dalla Volta racconta la “vita da ariani” della sua famiglia\, il tentativo\, vano\, di sfuggire alle persecuzioni e\, finita la guerra\, quello di evitare le sofferenze del ricordo nella paura che l’orrore possa ripetersi. Fino all’epilogo quando\, rompendo una barriera con il coraggio della parola\, il passato e il presente si fondono in una nuova dimensione\, quella della memoria.
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SUMMARY:Presentazione di "Vite da ariani" a Vestone (BS)
DESCRIPTION:Presentazione di Vite da ariani a Vestone (BS) \nVenerdì 24 gennaio alle ore 20.30\, Guido Dalla Volta presenta Vite da ariani a Vestone (BS)\, in dialogo con Sergio Piccerillo\, nella Sala conferenze dell’ex scuola elementare (via G. Pialorsi 12) nell’ambito di un ciclo di incontri organizzato in occasione della Giornata della Memoria. \nIl libro\n1936. Guido Dalla Volta vive a Brescia con la moglie Emma e i due figli\, Alberto e Paolo. È un uomo onesto e rispettato\, perfettamente integrato nel suo contesto sociale\, che fonda la sua esistenza sui valori della tradizione: lavoro\, famiglia\, patria. C’è solo un dettaglio\, fino a quel momento ininfluente: i Dalla Volta hanno origini ebraiche. Mentre Emma presagisce il pericolo\, Guido non vuole credere al peggio\, finché le leggi razziali non gli aprono sotto i piedi una voragine kafkiana che lo inghiotte insieme al figlio maggiore. \n1962. Mentre Emma attende ancora il ritorno del marito e del primogenito\, il nipotino\, che porta lo stesso nome del nonno\, fa domande che restano senza risposta. E suo padre Paolo\, uomo severo e irrigidito dal dolore\, deve decidere come raccontargli una verità complicata e negata\, così lontana dalla vita serena e brillante che sta costruendo per lui. Sullo sfondo di questo immenso non detto\, si staglia una lettera in cui Alberto è ricordato come «il più forte\, il più risoluto\, il più degno di sopravvivere». A firmarla è un suo compagno di prigionia ad Auschwitz\, uno scrittore torinese di nome Primo Levi\, che all’amico dedicherà passaggi salienti dei suoi capolavori. \nLe grandi tragedie hanno un inizio e una fine\, ma ci sono un prima e un dopo che non smettono di parlarsi\, nel silenzio. Rimbalzando tra questi due tempi – in mezzo ai quali si spalanca l’indicibile – Guido Dalla Volta racconta la “vita da ariani” della sua famiglia\, il tentativo\, vano\, di sfuggire alle persecuzioni e\, finita la guerra\, quello di evitare le sofferenze del ricordo nella paura che l’orrore possa ripetersi. Fino all’epilogo quando\, rompendo una barriera con il coraggio della parola\, il passato e il presente si fondono in una nuova dimensione\, quella della memoria. \nGuido Dalla Volta\, nato a Brescia nel 1956\, si è laureato in Ingegneria elettronica presso il Politecnico di Milano. Nel 1982 ha conseguito il titolo di Master of Computer Science presso la McGill University di Montréal. Ha trascorso la sua carriera lavorativa presso la IBM\, in Italia e all’estero\, fino al 2019 quando\, a seguito del pensionamento\, si è potuto dedicare alle ricerche che hanno permesso la stesura di questo suo primo libro.
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SUMMARY:Presentazione di "Vite da ariani" alla Pieve di Urago Mella
DESCRIPTION:Presentazione di Vite da ariani alla Pieve di Urago Mella \nGiovedì 23 gennaio alle ore 18\, Guido Dalla Volta presenta Vite da ariani nella Pieve di Urago Mella (Via della Chiesa\, 136\, Brescia) nell’ambito di un ciclo di incontri organizzato in occasione della Giornata della Memoria. Beatrice Faedi leggerà alcuni brani dal libro. \nIl libro\n1936. Guido Dalla Volta vive a Brescia con la moglie Emma e i due figli\, Alberto e Paolo. È un uomo onesto e rispettato\, perfettamente integrato nel suo contesto sociale\, che fonda la sua esistenza sui valori della tradizione: lavoro\, famiglia\, patria. C’è solo un dettaglio\, fino a quel momento ininfluente: i Dalla Volta hanno origini ebraiche. Mentre Emma presagisce il pericolo\, Guido non vuole credere al peggio\, finché le leggi razziali non gli aprono sotto i piedi una voragine kafkiana che lo inghiotte insieme al figlio maggiore. \n1962. Mentre Emma attende ancora il ritorno del marito e del primogenito\, il nipotino\, che porta lo stesso nome del nonno\, fa domande che restano senza risposta. E suo padre Paolo\, uomo severo e irrigidito dal dolore\, deve decidere come raccontargli una verità complicata e negata\, così lontana dalla vita serena e brillante che sta costruendo per lui. Sullo sfondo di questo immenso non detto\, si staglia una lettera in cui Alberto è ricordato come «il più forte\, il più risoluto\, il più degno di sopravvivere». A firmarla è un suo compagno di prigionia ad Auschwitz\, uno scrittore torinese di nome Primo Levi\, che all’amico dedicherà passaggi salienti dei suoi capolavori. \nLe grandi tragedie hanno un inizio e una fine\, ma ci sono un prima e un dopo che non smettono di parlarsi\, nel silenzio. Rimbalzando tra questi due tempi – in mezzo ai quali si spalanca l’indicibile – Guido Dalla Volta racconta la “vita da ariani” della sua famiglia\, il tentativo\, vano\, di sfuggire alle persecuzioni e\, finita la guerra\, quello di evitare le sofferenze del ricordo nella paura che l’orrore possa ripetersi. Fino all’epilogo quando\, rompendo una barriera con il coraggio della parola\, il passato e il presente si fondono in una nuova dimensione\, quella della memoria. \nGuido Dalla Volta\, nato a Brescia nel 1956\, si è laureato in Ingegneria elettronica presso il Politecnico di Milano. Nel 1982 ha conseguito il titolo di Master of Computer Science presso la McGill University di Montréal. Ha trascorso la sua carriera lavorativa presso la IBM\, in Italia e all’estero\, fino al 2019 quando\, a seguito del pensionamento\, si è potuto dedicare alle ricerche che hanno permesso la stesura di questo suo primo libro.
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SUMMARY:Presentazione di "Vite da ariani" a Rezzato (BS)
DESCRIPTION:Presentazione di “Vite da ariani” a Rezzato (BS) \nMercoledì 22 gennaio alle ore 15\, Guido Dalla Volta presenta Vite da ariani nella Sala civica Italo Calvino di Rezzato (BS) nell’ambito di un ciclo di incontri organizzato in occasione della Giornata della Memoria. \nIl libro\n1936. Guido Dalla Volta vive a Brescia con la moglie Emma e i due figli\, Alberto e Paolo. È un uomo onesto e rispettato\, perfettamente integrato nel suo contesto sociale\, che fonda la sua esistenza sui valori della tradizione: lavoro\, famiglia\, patria. C’è solo un dettaglio\, fino a quel momento ininfluente: i Dalla Volta hanno origini ebraiche. Mentre Emma presagisce il pericolo\, Guido non vuole credere al peggio\, finché le leggi razziali non gli aprono sotto i piedi una voragine kafkiana che lo inghiotte insieme al figlio maggiore. \n1962. Mentre Emma attende ancora il ritorno del marito e del primogenito\, il nipotino\, che porta lo stesso nome del nonno\, fa domande che restano senza risposta. E suo padre Paolo\, uomo severo e irrigidito dal dolore\, deve decidere come raccontargli una verità complicata e negata\, così lontana dalla vita serena e brillante che sta costruendo per lui. Sullo sfondo di questo immenso non detto\, si staglia una lettera in cui Alberto è ricordato come «il più forte\, il più risoluto\, il più degno di sopravvivere». A firmarla è un suo compagno di prigionia ad Auschwitz\, uno scrittore torinese di nome Primo Levi\, che all’amico dedicherà passaggi salienti dei suoi capolavori. \nLe grandi tragedie hanno un inizio e una fine\, ma ci sono un prima e un dopo che non smettono di parlarsi\, nel silenzio. Rimbalzando tra questi due tempi – in mezzo ai quali si spalanca l’indicibile – Guido Dalla Volta racconta la “vita da ariani” della sua famiglia\, il tentativo\, vano\, di sfuggire alle persecuzioni e\, finita la guerra\, quello di evitare le sofferenze del ricordo nella paura che l’orrore possa ripetersi. Fino all’epilogo quando\, rompendo una barriera con il coraggio della parola\, il passato e il presente si fondono in una nuova dimensione\, quella della memoria. \nGuido Dalla Volta\, nato a Brescia nel 1956\, si è laureato in Ingegneria elettronica presso il Politecnico di Milano. Nel 1982 ha conseguito il titolo di Master of Computer Science presso la McGill University di Montréal. Ha trascorso la sua carriera lavorativa presso la IBM\, in Italia e all’estero\, fino al 2019 quando\, a seguito del pensionamento\, si è potuto dedicare alle ricerche che hanno permesso la stesura di questo suo primo libro.
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LOCATION:Sala Civica Italo Calvino di Rezzato (BS)\, via Leonardo da Vinci 44\, Rezzato\, BS
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SUMMARY:"Vite da ariani" al Memoriale della Shoah di Milano
DESCRIPTION:Vite da ariani al Memoriale della Shoah di Milano \n\n\nIl Memoriale della Shoah di Milano ospita la presentazione del libro Vite da ariani di Guido Dalla Volta\, martedì 29 ottobre alle ore 18.30 (Piazza Edmond Jacob Safra\, 1) \nCon l’autore dialogano Floriana Maris\, Presidente Fondazione Memoria della Deportazione\, Gadi Schönheit dell’Associazione Figli della Shoah e Giovanni Sciola\, Direttore della Fondazione Luigi Micheletti. Modera l’incontro Marco Vigevani\, Presidente del Comitato Eventi Memoriale della Shoah. \nPrenotazione consigliata scrivendo alla mail eventi@memorialeshoah.it. \nIl libro\n1936. Guido Dalla Volta vive a Brescia con la moglie Emma e i due figli\, Alberto e Paolo. È un uomo onesto e rispettato\, perfettamente integrato nel suo contesto sociale\, che fonda la sua esistenza sui valori della tradizione: lavoro\, famiglia\, patria. C’è solo un dettaglio\, fino a quel momento ininfluente: i Dalla Volta hanno origini ebraiche. Mentre Emma presagisce il pericolo\, Guido non vuole credere al peggio\, finché le leggi razziali non gli aprono sotto i piedi una voragine kafkiana che lo inghiotte insieme al figlio maggiore. \n1962. Mentre Emma attende ancora il ritorno del marito e del primogenito\, il nipotino\, che porta lo stesso nome del nonno\, fa domande che restano senza risposta. E suo padre Paolo\, uomo severo e irrigidito dal dolore\, deve decidere come raccontargli una verità complicata e negata\, così lontana dalla vita serena e brillante che sta costruendo per lui. Sullo sfondo di questo immenso non detto\, si staglia una lettera in cui Alberto è ricordato come «il più forte\, il più risoluto\, il più degno di sopravvivere». A firmarla è un suo compagno di prigionia ad Auschwitz\, uno scrittore torinese di nome Primo Levi\, che all’amico dedicherà passaggi salienti dei suoi capolavori. \nLe grandi tragedie hanno un inizio e una fine\, ma ci sono un prima e un dopo che non smettono di parlarsi\, nel silenzio. Rimbalzando tra questi due tempi – in mezzo ai quali si spalanca l’indicibile – l’autore racconta la “vita da ariani” della sua famiglia\, il tentativo\, vano\, di sfuggire alle persecuzioni e\, finita la guerra\, quello di evitare le sofferenze del ricordo nella paura che l’orrore possa ripetersi. Fino all’epilogo quando\, rompendo una barriera con il coraggio della parola\, il passato e il presente si fondono in una nuova dimensione\, quella della memoria. \n\n\n\n\n\n 
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LOCATION:Memoriale della Shoah di Milano\, Piazza Edmond Jacob Safra 1\, Milano
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DESCRIPTION:Presentazione di Vite da ariani a Brescia \n\n\n\n\n\nGiovedì 10 ottobre alle ore 17.30 Guido Dalla Volta presenta Vite da ariani a Brescia\, presso la Sala del Camino di Palazzo Martinengo della Palle (via San Martino della Battaglia 18).\nIn dialogo con l’autore Paolo Corsini (Università di Parma)\, Stefano Levi Della Torre (saggista)\, David Kertzer (Brown University) e Marino Ruzzenenti (Fondazione “Luigi Micheletti”). Coordina l’incontro Giovanni Sciola (Fondazione “Luigi Micheletti”).\n\nEntrata libera fino a esaurimento posti.\n\n\n\nL’incontro è organizzato in collaborazione con La Fondazione “Luigi Micheletti”\, Cooperativa Cattolico-democratica di Cultura\, Casa della Memoria e Fondazione “Clementina Calzari Trebeschi”.
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LOCATION:Sala del Camino – Palazzo Martinengo delle Palle\, via San Martino della Battaglia 18\, Brescia
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